Rassegna storica del Risorgimento
Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno
<
2000
>
pagina
<
505
>
Metternicb e la Toscana (1821-1822) 505
Regno di Napoli in luogo dell'attuale ordine costituzionale, tuttavia ho stimato e stimo mio dovere preparare la strada ad un risultato conforme a quello che li Stati Italiani possono desiderare per il mantenimento assoluto delle attuali forme di Governo e della comune tranquillità.
In questo concetto ho creduto dover conferire fiducialmente col Plenipotenziario di S.M. il Re di Napoli, uomo savissimo e di antica mia relazione, onde penetrarlo dell'importanza di dovere esso prendere l'iniziativa in tale questione, giacché quanto era conveniente per il suo Sovrano di lasciare fare alle altre Potenze tutto ciò che abbisognasse per distruggere radicalmente l'illegale ordine di cose creato in quel Regno dalla rivoluzione, altrettanto è importante per lui di non abbandonare agli altri la scelta di qualunque istituzione o ordinamento d'interno regime che si volesse sostituire al presente.
Pienamente d'accordo su questo principio, ho fatto sentirgli che doveva proporre egli stesso un piano al Congresso, e non aspettare che gli altri lo proponessero, o che false idee prendesser piede e si radicassero nelle discussioni, giacché sarebbe molto più semplice e più regolare il deliberare sopra un progetto proposto da chi è in diritto di prendere l'iniziativa, di quello che travagliare prima a distruggere le idee altrui forse storte, non adattate alle circostanze dei tempi e del paese, e poi proporre e sostenere le proprie.
E quanto agli altri Governi d'Italia gli facevo osservare che, salvo il concertarsi segretamente sulle massime, non avevano poi nella deliberazione da prendere altra parte che quella di dichiarare se le cose proposte discordavano da quelle forme di Governo già esistenti, e se per esempio avrebbero avuto un'influenza funesta sulla tranquillità degli altri Stati.
Non mi fu diffìcile di farlo entrare in questo piano di condotta della cui importanza era penetrato quanto lo era io stesso, e desiderò soltanto di associare a questo preliminare concetto il Ministro di Sardegna. Aveva io già parlato lungamente con questo su tale argomento, ed aveva potuto scorgere che le sue idee, e quelle del suo Sovrano erano perfettamente conformi alle nostre.
E gli è opportuno che in proposito delle vedute della Corte e Ministero Sardo faccia conoscere all'È.V. che il Ministero Austriaco era dubbioso e esitante sul progetto d'invitare al Congresso i Ministri dei Stati Italiani per il timore che in Piemonte si fosse adottata l'idea di cambiamenti politici simpatizzanti con un ordine costituzionale, sia per soddisfare quella specie di opinione fittizia che i partigiani delle rivoluzioni tentano sempre di formare ed estendere nei paesi, sia per vedute ambiziose d'ingrandimento e d'influenza preponderante in Italia mediante il favore dei Costituzionali.
II Ministro Russo in Torino, non si sa se spontaneamente o per istruzione della sua Corte, scandagliò durante le Conferenze di Troppau le intenzioni del Ministero Sardo e ne ebbe risposte tanto tranquillizzanti, che minutato un dispaccio per il suo Ministero, ed avuta sul di lui contenuto la piena adesione del principal Ministro di S.M. Sarda, spedi un Corriere, e dopo l'arrivo di questo fu nel 24 dicembre deciso l'intervento dei Plenipotenziari delle Corti d'Italia al Congresso di Laybach.
Nei miei colloqui col Ministro Sardo mi sono stati da lui manifestati gli oggetti sui quali si preparano in Piemonte delle modificazioni nell'attuale Legislazione e nell'intera organizzazione di quel Governo.