Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <509>
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LA TRIPLICE AUTONOMIA DELL'UNIVERSITÀ
LA RIFORMA BACCELLI VISTA NELLE PAGINE DEI GIORNALI
Gli oppositori della riforma universitaria proposta dal Baccelli si potrebbero dividere in tre categorie o specie. Vi sono gli oppositori personali perché il Baccelli [...] ha un gran numero di inimicizie [...]. Ci sono gli oppositori che potremmo chiamare giuridici : quelli cioè che non vogliono che lo Stato si spogli di questa tutela sulle università, che anzi ne fanno una questione di diritto universitario inerente al governo. È il concetto esplicitato nel discorso dello Spaventa. Vi sono poi i professori che fanno opposizione perché non vogliono questa autonomia che getta sulle loro spalle una somma di responsabilità.*)
1. Con queste parole, verso la fine del gennaio 1884, un professore dell'Accademia scientifico letteraria di Milano individuava dalle colonne del Corriere delia Sera alcuni degli ostacoli che il progetto di legge sulle Modifi­cazioni alle leggi vigenti per l'istruzione superiore dei Regno si trovava di fronte. In quei giorni, la proposta avanzata dal ministro della pubblica istruzione Guido Baccelli era oggetto dì dibattito alla Camera e se approvata, essa avrebbe posto fine al sistema universitario introdotto nel 1859 dalla legge Casari dando agli atenei un'autonomia contemporaneamente amministrativa, disciplinare e didattica, la cosiddetta triplice autonomia .
La discussione parlamentare era ormai alle ultime battute e si avvici­nava il momento del voto. Era dunque tempo di cominciare a trarre le somme di un dibattito cominciato con la prima presentazione del disegno di legge, nell'ottobre del 1881, e che da allora aveva appassionato l'opinione pubblica nazionale. Il bilancio tracciato dall'anonimo professore era estre­mamente lucido. In effetti gli elementi da lui sollevati in particolare il diffuso sentire statalista e l'opposizione del corpo docente esercitarono nel complesso un grande peso sulle sorti del progetto. È singolare però che il professore milanese non menzionasse un altro fattore, quello forse più decisivo in termini pratici: le gelosie locali. Un problema, questo, che aveva
') Come la pensa un professore favorevole alla legge Baccelli, in Corriere della Sera, 29/30 gennaio 1884.