Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <515>
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La riforma Baccelli 515
La soluzione proposta da Baccelli consisteva in un sistema universitario altamente competitivo, contraddistinto da un'ingerenza del potere centrale drasticamente ridimensionata. Allo Stato sarebbe rimasto infatti solo il compito di esercitare sulle università un giusto controllo e di garantirne l'esistenza con una dotazione annuale fissa. Mentre i principali cespiti di finanziamento sarebbero venuti dagli enti locali e da quei privati che vo­lendo pur crescere decoro e lustro alle loro città avrebbero contribuito a dare loro quei maggiori mezzi che valgano a sostener le gare o a promuo­vere una concorrenza vigorosa con le università sorelle.15) Tramite il riconoscimento della personalità giuridica, vero e proprio cardine del dise­gno di legge, le università sarebbero state messe in grado di riprendere il governo di se medesime, inteso in primo luogo come diritto di acqui­stare e di migliorarsi.
L'organizzazione complessiva dei singoli atenei sarebbe stata affidata alle autorità universitarie inteme (rettore, preside, facoltà, consiglio di am­ministrazione e collegio dei professori), rese elettive. Il consiglio di ammini­strazione presieduto dal rettore, avrebbe avuto compiti di gestione econo­mica e finanziaria, mentre al consiglio dei professori sarebbe spettato quello di redigere il regolamento generale e di stabilire l'organizzazione della didat­tica. Nell'ambito di una riforma che in ultima istanza puntava a selezionare alcuni grandi poli di eccellenza dotati delle migliori strutture e del personale docente più qualificato, assolveva un ruolo primario la nomina dei docenti per chiamata diretta da parte della facoltà in sostituzione al tradizionale concorso per titoli e per esame. Questo per quanto riguarda la concorrenza sul mercato accademico nazionale.
Quanto invece alle singole sedi, il compito di tenere viva la concorren­za era in mano ai liberi docenti, la cui nomina spettava alle facoltà. Quella era una categoria di insegnanti prevista dalla Casati e poi abolita da Matteucci che il progetto voleva riportare in vita con l'idea che tenendo corsi complementari, questi potessero fungere da pungolo dell'emula­zione per quei docenti giunti al vertice della carriera che si crogiolavano nel quieto possedimento dei massimi vantaggi. In sostanza, il loro com­pito doveva essere quello di portare all'interno delle università uno spirito di competizione che, a sua volta, sarebbe stato reso ancor più forte da una liberta* discendi in virtù della quale gli studenti, scegliendo i corsi da seguire e pagando le tasse direttamente al professore del quale preferivano seguire le lezioni, sarebbero stati chiamati a premiare i più meritevoli stimola[nd]o l'operosità degli altri,'6)
1S> AP, CD, Documenti, p. 3,
M) Sulla questione dei liberi docenti si può ora fare riferimento a M. MORETTI, / cadetti dilla scienza. Stft reclutamento dei professori non ufficiali nell'università postunitaria, in corso di stampa nel volume a cura di I PORCJANJ , La scienza nazionale, Napoli, Jovene.