Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <516>
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Martina Simeti
Un'altra grossa novità prevista dal disegno di legge consisteva nell'abo­lizione degli esami annuali sui singoli corsi, i cosiddetti esami speciali, da tempo oggetto di critiche. Basti pensare agli scritti con cui Carlo Cantoni e Pasquale Villari già negli anni Settanta avevano denunciato le gravi conse­guenze sulla preparazione dei giovani provocate da uno studio puramente mnemonico incentrato sulle tesi, quei temi raccolti in agili volumi, diffusi prima della sessione d'esame e sui quali vertevano le interrogazioni. Proprio a costoro si rifaceva un lungo scritto dedicato a La legge Baccelli suWistru-0m superiore, comparso a puntate su uno dei quotidiani più autorevoli e diffusi come II Diritto.
Le istituzioni attuali dell'insegnamento universitario vi si leggeva non propugnano la scienza per la scienza; s'insegna e si studia per l'esame: ecco tutto. Nell'esame l'alunno ripete quello che il professore ha detto: né più, né meno. E la natura dell'esame, fu già notato da altri, determina la forma dell'insegnamente m quindi la forma dello studio. Quando il giovane sa che sarà severamente interro­gato sopra trenta o quaranta temi, egli cerca, e se gli riesce di farli diminuire, e, in ogni caso, su di essi solamente concentra la sua attenzione: egli non segue l'impulso naturale della sua intelligenza; non va dietro al vero, sotto quella forma che più lo attrae, e nella quale meglio profitta: la lezione è divenuta un apparecchio all'esame, e la scienza è morta per lui.17)
3. La riforma Baccelli non era il primo tentativo volto a dare alle uni­versità margini di autogoverno più ampi rispetto a quelli previsti dalla Casati e poi ulteriormente ridottisi nel 1862 a seguito del regolamento Matteucci. Negli anni successivi al fallimento dei progetti Farini-Minghetti di affida­mento delle università alle Regioni, quella stessa intenzione aveva animato ministri come Berti, Scialoja e Correnti. Tuttavia, rispetto al passato e ri­spetto ai precedenti progetti cui pure si riallacciava, la proposta avanzata da Baccelli segnava sotto molti aspetti una forte discontinuità.
Nel complesso quell'intervento si rifaceva al programma di discen­tramento amministrativo con cui la Sinistra era salita al governo nel 1876. Fu proprio in quell'anno, infatti, che in veste di relatore del bilancio della pubblica istruzione, Baccelli aveva cominciato a pronunciarsi intorno alla necessità di porre la gestione delle università nelle mani dei rappresentanti della scienza,18) Il legame ideale che univa la proposta autonomistica agli
17) La fogge baccelli sull'istruzione superiore, in II Diritto, 29 aprile 1883.
*9 AP, CD, Discussioni, 16 maggio 1876, pp. 768-774. Baccelli avrebbe sostenuto tale posizione con costanza lungo tutta la carriera politica, tanto che pure in seguito all'affossa­mento del primo progetto di legge si sarebbe impegnato periodicamente a riproporlo, con minime varianti, in ciascuna delle successive esperienze ministeriali: una seconda volta nel