Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <517>
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La riforma Baccelli 517
obiettivi dell'originario programma della Sinistra era ben interpretata dalla relazione della Commissione parlamentare in cui si leggeva:
Dopo la costituzione dell' règrj .d'Italia ogni ramo di pubblico servizio fu soggetto di nuovi ordinamenti: codice civile, penale e commerciale e di marina, riforma della legge elettorale politica, riforma tributaria, nuovi ordinamenti per l'esercito e la marineria militare, Codice civile nuovo per la marineria mercantile, disposizioni per tutti gli impieghi civili dello Stato, insomma miglioramenti e variazioni in tutti i servizi di pubblico interesse. Solo la costituzione delle nostre Università e dei nostri istituti superiori rimase così come delineata nella legge Casati nel 1859 orbata, per giunta, delle sue migliori disposizioni.19)
Ma che quei momento di dittatura , còme Baccelli definiva la Casati, apparso opportuno dopo l'unificazione al fine di rinvigorire e meglio ordinare quegli istituti, a rimetterli nella pristina grandezza, difendendoli insieme da occulte e molteplici insidie e da maneggi partigiani, andasse ora concluso conferendo alle università il massimo grado di autonomia possibile non sembrava a tutti poi così pacifico. Gli argomenti più ricorrenti nelle analisi dei contemporanei erano incentrati piuttosto sulla mancanza di un tessuto sociale in grado di gestire in modo responsabile nuovi spazi di libertà. A suscitare forti riserve circa l'opportunità di ridurre i margini di intervento statale nella gestione delle università a tutto vantaggio degli enti locali era essenzialmente la discordanza tra gli orientamenti della classe dirigente nazionale e quelli portati avanti alla periferia del regno dalle élites locali. Un dato che la maggiore conoscenza delle esperienze delle prime amministrazioni unitarie avevano fatto emergere chiaramente.20) Non a caso la riforma di Baccelli offri lo spunto per una riflessione incentrata sulla gracilità delle articolazioni sociali del paese, suU' appartenenza debole degli italiani e sulla mancanza di una cultura compiutamente nazionale.
Alcuni esponenti di primo piano dell'hegelismo napoletano assolsero la parte del leone in questo dibattito, impegnandosi a dimostrare l'erroneità del concetto autonomistico tramite articoli, opuscoli e discorsi parlamentari che permisero ai loro argomenti di diffondersi ben oltre i ristretti confini del Parlamento o delle università fino a permeare quella che Luisa Mangoni ha efficacemente definito, individuandola, la cultura media della cultura alta.
1894, nel quarto ministero Crispi, e poi ancora nel 1898 con Pelioux, senza mai riuscire a condurlo in porto.
i Relazione Berio, AP, CD, Documenti, XV leg., 1 " scss. 1882, n. 26-A, p. 49.
*8 R. RoMANEI-U, ìl problema del potere locale, in Io., // (ornando impossibile. Stato e so* rìetè nell'Italia liberale, Bologna, il Mulino, 1995, p. 48.