Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia del Risorgimento. Secolo XIX
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Dionisio Moria eco
della consorteria napoletana. Quelle elezioni si caratterizzarono per la minore partecipazione degli elettori conseguenza dell'incertezza in cui versava il paese e per la caduta di molti vecchi democratici, soppiantati da uomini nuovi, non legati alle lotte politiche. Ne uscirono atterrati i reazionari e disfatta la consorteria e alla Camera arrivarono molti elementi nuovi, tra i quali, appunto, Domenico Mauro.
Ma chi era Domenico Mauro? Nato a S. Demetrio Corone, piccolo comune di origine italo-albanese del Cosentino, il 13 gennaio 1812, a otto anni entrò nei locale Collegio italo-greco di S. Adriano, conosciuto in tutto il regno per la serietà degli studi e per la solida tradizione di cultura classica, vivaio di forti spiriti liberali, dove frequentò i primi due cicli previsti da quel piano di studio, rimanendovi fino al 1831. Completata la preparazione filosofica e matematica a Rossano, passò poi a Napoli (1832) per gli studi in giurisprudenza, rendendosi dotto anche nelle lingue e letterature antiche. Nel 1840 fondò il giornale II Viaggiatore; nel 1842 entrò a far parte della setta rivoluzionaria, dopo una riunione in casa dei fratelli Cosimo e Damiano Assanti. L'anno dopo, con altri compagni, fece ritomo a S. Demetrio, per preparare il terreno a un moto nelle Calabrie, e con Biagio Miraglia e Vincenzo Padula prese a collaborare al Calabrese, vivace e combattivo giornale provinciale [...] nel quale la battaglia romantica si venava di evidenti sensi patriottici.3) Nel suo notevole lavorio cospirativo, con cui cercava di sovvertire la plebe, si appellava al popolo e alle armi, mostrandosi più brigante che letterato.
Ma il moto, previsto per il 1843, i cui lunghi e complessi preparativi si andavano svolgendo in Sicilia, nel Mezzogiorno e nelle Legazioni, per la sfasatura creatasi tra i progetti insurrezionali della Legione Italiana del modenese Nicola Fabrizi e del movimento cospirativo delle province pontificie, che faceva capo al democratico bolognese Livio Zambeccari, falli, perché, per i malintesi facili a prodursi nel lavoro clandestino , si venne a creare una tale situazione di confusione e di incertezza che non si riuscì neppure a cominciare, per l'inazione nel napoletano, dove, tra l'altro, prevaleva la fazione moderata, la quale "mirava ad una opportunità per ottenere concessioni dal governo piuttostoché ad una rivoluzione d'indole politica nazionale"; inoltre il comitato napoletano, che faceva capo a Carlo Poerio, aveva approntato un proprio progetto, che prevedeva un vasto movimento da intraprendere nella capitale del Regno il 31 luglio, al quale si sarebbero dovute affiancare mosse insurrezionali contemporanee o di pochi
9 FRANCO DELLA PERUTAJ Manritti r ì rìvoluqìonarì italiani V "partito d'azione" 1830-184, Milano, Ed. Fdtóndli, 1974, p. 363.