Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <249>
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La naturalizzazione di E. Waddington
era arrivata la lettera da Torino, a rispondere all'amico66) per ringraziarlo ma anche per esprimere il suo turbamento: Questa mattina sabato Evelino ha ricevuta la vostra premurosa lettera e mi dice dirvi che parte dimani Domenica, sarà la sera a Firenze, lunedi a Bologna e cercherà di essere martedì costì. Vi ringrazia intanto con tutto il più sincero cuore della vostra squisita bontà. Bisognerebbe che tutti gli Uomini fossero come voi e allora il Mondo camminerebbe con altro passo. Non posso pensare all'ingiustizia che si fa ad Evelino. Ma come succede che i suoi due fratelli sono natura­lizzati in Francia? Non sono inglesi come lui? E il marchese Bandirli è pure Italiano ed anche naturalizzato in Inghilterra, è Pari in quella Nazione. Io vi prego di non lasciare nulla intentato, e se poi non si potesse vincere un si grande assurdo, allora bisogna dire che il mondo retrocede e non avanza. In tal caso Evelino rinunzierà a qualunque nomina anche municipale e si ritirerà nei suoi affari, che vi bada meno che agli altri per faticare inutilmen­te e senza profitto perché vuol essere ozioso . La lettera è particolarmente interessante anche perché contribuisce ad avvalorare la nostra ipotesi di quanto vasto, ma altrettanto sottovalutato, fosse in quegli anni il problema della naturalizzazione.
Waddington, come già annunciato dalla moglie, si recò personalmente a Torino per seguire la sua pratica; il tempo stringeva e ad alimentare le sue ansie si inseriva anche il trasferimento della capitale a Firenze. Il 9 febbraio scrisse alcune righe a Mamiani per fare il punto della situazione; i due si trovavano nella stessa città ma, con la scusa di non fargli perdere tempo, il Nostro preferì trasmettere un testo come promemoria: Ho sentito con piacere dal vostro biglietto di jeri che il Sig. Ministro dell'Interno non ha altra difficoltà sul progetto di legge che occorre per la mia naturalizzazione fuorché l'inopportunità di presentarlo in uno scorcio di sessione così carico di affari pubblici. Egli avrebbe ragione se il progetto dovesse incontrare opposizione, ma da quello che mi hanno assicurato più Senatori influenti, nel Senato la legge passerebbe inopposta purché si presenti e voglio sperare che alla Camera dei Deputati tale legge corredata dall'approvazione del Senato e del Consiglio di Stato, ed appoggiata da parecchi Deputati che mi conoscono non incontrerebbe opposizione. Mi viene poi supposto che il ministero voglia fare un'altra piccola Sessione con queste Camere a Firenze prima di scioglierle. Se ciò fosse la condizione sarebbe più favorevole. Io chiedo soltanto che il Ministro presenti il progetto al Senato ó da sé o da altro ministro al più presto. Se la legge non passa il danno sarà per me e la
fifi) Biblioteca Olivcriana di Pesaro, Fondo Mamiani', lettera n. 5709; la lettera. j datata soltanto 21 ma non può che riferirsi al 21 gennaio, tenendo anche conto che quel giorno era sabato.