Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
anno
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2001
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pagina
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253
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La naturàlìzgaione di B. Waddington 253
alcuni giorni prima sullo stesso giornale, che suggeriva di portarsi alle suppletive. La scappatoia immaginata da Waddington era diversa, più immediata e probabilmente più sicura, leggiamo: Né si dica, che questi elettori dovranno di necessità divenire ad una seconda elezione non avendo ancora egli ottenuto la naturalità, poiché la nuova Camera può nello stesso tempo accordargli i diritti di cittadinanza e convalidare con un solo atto la sua elezione, come si fece altra volta col deputato Correnti, senza bisogno di una nuova convocazione del nostro Collegio. Noi ci auguriamo che gli elettori di Gubbio e Castello vorranno intendersi su questa candidatura e radunare tutti i voti pel Waddington, di cui non potrebbero per avventura rare scelta migliore. La strada scelta dal Nostro; gta chiara, ottenere tutto in un colpo solo; ma ci sembra di avvertire in questa soluzione anche una più sottile strategia. L'elezione politica poteva infatti essere Parma decisiva per il riconoscimento della cittadinanza, non potendo il Governo permettersi di negare il diritto sacrosanto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti; d'altra parte proprio così si era espresso poco tempo prima con Mamiani.
Gli avvenimenti presero però una piega diversa; come è noto, nel collegio di Città di Castello si presentò Francesco Crispi e tutto l'edificio costruito da Waddington andò in frantumi ed egli dovette farsi da parte. Nel collegio, il 22 ottobre, si contrapposero Crispi e Angelico Fabbri, esponente della sinistra locale; su 746 iscritti si presentarono al voto soltanto in 255; Fabbri tenne duro ed ebbe 84 consensi contro i 160 del più prestigioso avversario. Al ballottaggio i votanti aumentarono notevolmente, si presentarono in 343, i nuovi furono quasi tutti a favore di Fabbri che ebbe 159 preferenze; il seggio andò comunque a Crispi con 182 voti; questi però rinunciò optando per il collegio di Castelvetrano. Nelle suppletive del 7 gennaio '66 Fabbri vinse con 266 voti contro i 101 dell'avvocato Domenico Giuriati; Ì votanti questa volta erano stati 390.
L'occasione per una elezione alla Camera era sfumata, Waddington tornò probabilmente, come aveva accennato la Florenzi a Mamiani, ai suoi affari persOriali e continuò a frequentare le aule consiliari di Perugia. Con il 1866 la sua pratica sembrò: scavalcata da altre priorità; ci fu innanzitutto la guerra e poi, in Parlamento, il contenzioso per il riconoscimento della nomina a deputato, nel II collegio di Messina, di Giuseppe Mazzini, in un primo tempo invalidata perché su di lui pendeva ancora la condanna a morte pronunciata dal tribunale di Genova nel 1858, mai revocata. La questione non fu di poco conto, la sua nomina fu invalidata per ben due volte; alla terza elezione il Parlamento dovette cedere, anche se Mazzini rifiutò rincarieo per non giurare fedeltà alla corona. In quell'anno abbiamo però anche un altro avvenimento sicuramente più significativo per il nostro