Rassegna storica del Risorgimento
Risorgimento. Storiografia
anno
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2001
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pagina
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258
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258 Stefania Magliam
Esposte le linee essenziali di principio, che potevano costituire il fondamento per successivi provvedimenti, la Giunta entrava nel caso personale. Nessun dubbio veniva dalla condotta civile e morale di Waddington del quale si traccia una breve biografia: Il suo domicilio nell'Umbria dal 1836, il matrimonio quivi contratto con un'italiana, della quale aveva perfino seguito la religione, l'acquisto di case e terre in questa località, Pesercizio di uffici municipali, di quello di guardia nazionale, le ingerenze affidate ad esso dal regio commissario nell'Umbria, l'ufficio di presidente della commissione per raccogliere i voti dell'Umbria sul far parte del regno d'Italia, e le onorificenze conseguite dal Governo, provano nel modo più ampio le intenzioni del signor Waddington di volere seriamente essere italiano e conservare tale qualità. In queste poche note è interessante sottolineare il riferimento alla religione che dovette essere indispensabile per entrare negli uffici pontifici. Si passava quindi a trattare del terzo pericolo annunciato, quello cioè di eventuali ingerenze da parte del Paese d'origine. Il fatto che l'interessato fosse inglese gli faceva mantenere una doppia cittadinanza tenendolo così sempre legato alla madrepatria, senza quella totale protezione da parte dello Stato italiano che ai nostri politici sembrava un dovere imprescindibile verso i cittadini. Ma anche questo pericolo fu accantonato rilevando che il Governo inglese non contemplava trattati di estradizione e questa sarebbe stata l'unica possibile complicazione nella tutela del nuovo suddito. La relazione si chiudeva quindi con l'invitare la Camera ad accogliere benevolmente la richiesta.
L'esame della pratica da parte del Parlamento, del Ministero dell'Interno e dei vari organismi coinvolti era stato lungo e laborioso; la Giunta nominata dagli Uffici aveva poi lavorato con grande scrupolo; il caso Waddington era diventato un caso nazionale e quindi era necessario agire con cautela e valutare tutte le ripercussioni; occorreva evitare incidenti diplomatici e creare un precedente che potesse essere tenuto completamente sotto controllo. Considerate tutte le variabili la Giunta aveva dato il suo assenso al progetto di legge e gli sforzi compiuti dal Nostro, fin dal 1862, sembravano avviarsi rapidamente verso una positiva conclusione. Ma un altro impedimento era alle porte; come è noto, il 13 febbraio, soltanto 2 giorni dopo la presentazione della relazione, la Camera fu sciolta e si tomo alle elezioni, indette per il 10 marzo. Possiamo soltanto immaginare lo sconforto di Waddington che si trovava a fare un altro salto nel buio; la pratica però èra tròppo avanzata, tutti i possibili problemi esaminati, autorevoli pareri positivi già espressi. Così nella tornata del 13 maggio 1867, della I sessione della X legislatura, il presidente del Consìglio Rattazzi presentò alla Camera il progetto di legge per la concessione della naturalità italiana a Waddington, ricordando che si trattava dello stesso progetto