Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Risorgimento
anno <2001>   pagina <270>
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LdM è periodici
lume (Gian Maria Panizzav architetto per la Restaurazione in Alessandria. Le carte e disegni dell architetto civico Leopoldo Va/inerte nell'Archivio storico del Comune di Ales­sandria). Talvolta è proprio dal dibattito architettonico che scaturiscono precise diret­tive politiche: è questo il caso del terna trattato nello studio di Francesco Quinterio {Edilizia pubblica dell'Ottocento: problemi di metodo di trascrizione dei documenti) che nota come il problema politico di Roma/Capitale si intrecci in maniera permanente all'interno del dibattito architettonico del tardo Ottocento giacché si trattava non solo di dare delle sedi istituzionali alla Patria, dal palazzo della Camera al Monumen­to a Vittorio Emanuele II, ma anche di formare una sede/archivio che ricevesse e conservasse le istanze e le proposte. Ecco quindi costituirsi il fondo Roma capitale oggi facente parte dell'Archivio Centrale dello Stato, in cui si può trovare como­damente raccolto tutto l'iter che accompagna la realizzazione di un edificio destinato a compiti specifici per le sedi governative (p. 618).
Si affaccia, quindi, un problema di identificazione delle fonti. Dove stanno fi­sicamente oggi gli archivi degli architetti? Molto spesso si tratta di documenti che ricadono all'interno del nostro secolo e, nei casi fortunati, sono rimasti nelle mani degli eredi e non sono inventariati che in maniera molto sommaria. E ancora: quali sono le metodologie necessarie per compiere un corretto approccio a queste straor­dinarie (ma assai disomogenee) fonti?
H primo problema, per quello che riguarda l'area laziale, è stato oggetto di un prezioso volumetto curato dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio. Attraverso una attenta schedatura curata da Margherita Guccione, Daniela Pesce, Elisabetta Re­ale è oggi possibile sapere dove sono, in che modo siano accessibili e quale sia la consistenza degli archivi degli architetti che hanno posto mano agli spazi di Roma Capitale dall'Ottocento al secondo dopoguerra. Spesso si tratta non solo di importantissimi archivi contenenti piante e progetti autografi, ma anche di fonti insostituibili per comprendere le relazioni culturali e artistiche, oltre che politi­che e sociali, che sono state alle fondamenta della storia del nostro secolo.
Un esempio di utilizzo di un fondo archivistico relativo ad un singolo architetto che appare esemplare, per completezza di impostazione e per ricchezza di apparati, è rappresentato dalla mostra su Camillo Boito (Padova, Museo Civico di Piazza del Santo, 2 aprile-2 luglio 2000). Non a caso il sottotitolo di questa manifestazione (Un architettura per /'Italia unita) ben esplicita il percorso ideologico e stilistico di questo eccentrico artista ottocentesco che alternò la sua attività di architetto a quella di critico e teorico, oltre che di conservatore dei monumenti del passato, avendo sempre come obiettivo primario quello dì modificare gli spazi urbani assecondando le nuove esigenze sociali dell'Italia post-unitaria. L'attività di Boito si concentrò principalmente a Padova e a Gallarate in provincia di Varese. Due centri per i quali l'architetto ideò e realizzò una serie di edifici pubblici considerati come necessarie dotazioni di una città moderna: dai cimiteri ai musei, dagli interventi di restauro in* eerprefcarivo su importanti complessi monumentali (come nel caso della Basilica del Santo) alla regolamentazione dell'ornato e del decoro cittadino. In tutte queste sue realizzazioni, o nel dibattito critico che lo vide protagonista, avvertiamo la posizione di un artista che seda una parte era legato al gusto neogotico imperante allo scadere
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