Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Risorgimento
anno <2001>   pagina <274>
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274 Libri e periodici
F.S. Salii: Una tragedia, questa* che, pur dedicata a Ferdinando IV, s'iscrive ancora nel quadro della produzione teatrale prerivoluzionaria del patriota di Cosenza. La rimozione dalle funzioni di Revisore teatrale segna, secondo R. Giglio, un momento di svolta nella biografia politica ed intellettuale di L. Serio, il distacco da una pur cauta pratica riformistica, forse già la disponibilità all'ai ternati va rivoluzionaria.
Del suo impegno repubblicano vorremmo ricordare soltanto quanto può trarsi dal Ragionamento al popolo napoletano, una sorta di testamento di L. Serio, comparso sul Giornale patriottico della repubblica napoletana alla fine del marzo 1799, poche set­timane prima della sua morte e pubblicato da R. Giglio a conclusione dell'opera. Andando oltre la superficie dell'oratoria nel Ragionamento si può cogliere la speranza della città futura, d'una società ispirata dalla diseguaglianza dei soli meriti, costruita dal basso, fondata sulla rappresentanza e sul diritto d'insurrezione. In L. Serio l'Antico Regime era tramontato per sempre.
PIETRO THEMELLY
La repubblica napoletana del Novantanove. Memoria e mito, a cura di Marina Azzinnari; Napoli, Macchiaroli, 1999, in 4 (cm. 24x25), pp. 420. L. 120.000.
Sul punto dei rei di Stato, punizione ai capi, deportazione agli altri, indulto e perdo­no al maggior numero, e soprattutto perpetuo silenzio, né potersi più parlare, scrivere, dire, citare il passato di nessuno: che un e temo oblio seppellisca tanti orrori e delitti.
Con queste parole Maria Carolina il 3 settembre 17i9;9 esponeva al cardinale Ruffo il programma di restaurazione della Corte borbonica, inteso in primo luogo a cancellare la memoria della breve parentesi repubblicana: un programma perseguito sia col sacrificio del fior fiore dell'intellettualità della nazione, sia con l'eliminazione degli atti del governo napoletano, delle testimonianze dell'attività politica e culturale e di ogni traccia, anche iconografica, della rivoluzione. Per condannare all'oblio fi­nanche la memoria dell'estinta anarchia, che tendeva a distruggere la Religione e lo Stato il 24 gennaio 1800 fu ordinata la consegna alla Giunta di Stato di editti, ma­nifesti, proclami, il 13 marzo fu emanato l'ordine di eliminare dagli atti governativi tutte le formule repubblicane e il mese successivo si pose il problema di compiere la stessa operazione, negli atti dei tribunali, nei protocolli dei notai, nei registri dello sta­to civile, nei registri delle gabelle, nelle scritture private, coinvolgendo funzionari sta­tali, ecclesiastici e privati in un minuzioso controllo a tappeto. Le carte dei processi dei rei di Stato, contenenti una ricca documentazione sulle vicende del '99, infine, furono destinate alla distruzione nel 1803 ed effettivamente date alle fiamme nel gennaio 1806, alla vigilia del nuovo abbandono della capitale da parte della famiglia reale.
Il recupero della memoria attraverso fonti alternative, quali cronache, lettere e testimonianze dei protagonisti maggiori e minori, italiani e stranieri, o attraverso la ricerca negli arenivi di nuclei documentari sfuggiti per varie ragioni alla distruzione, è