Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
anno
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2001
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pagina
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276
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276 Libri g periodici
dalla concezione nazionale dell'unità che animò poi il Risorgimento lo osserva Galasso, e con ragione, nelle lucide considerazioni sul significato del triennio 'giacobino' nella storia italiana. Sul finire del Settecento, l'idea unitaria in parte fu un espediente nella cerca e nello sforzo di costruire uno spazio di effettiva autonomia ai rivoluzionari italiani rispetto all'egemonia rivoluzionaria francese, in parte adombrò l'idea del popolo sovrano..., popolo dei diritti dell'uomo e del cittadino, non popolo del diritto nazionale italiano..., rivendicazione della sovranità del popolo, che comprende come elemento di fatto, come elemento storico, la sua identità nazionale, non rivendicazione di una vita nazionale indipendente che comprende i diritti dell'uomo e del cittadino, ma pone tra essi il diritto nazionale con una propria specificità e ideale priorità .
Fatto sta, però, che del triennio, e in particolare dei fatti napoletani del 1799, come riconosce ancora Galasso, rimase, poi, una eredità di memorie che nella storia morale e civile dell'Italia contemporanea non contò meno degli sviluppi politici di quell'epoca e della successiva e che, anzi, di questi sviluppi politici fu una componente essenziale. La comincerà a teorizzare il Foscolo...; la continuerà poi rutto il moto risorgimentale, a volte con contaminazioni ricche di problemi di notevole rilievOi.Ji
Sulla risonanza internazionale degli avvenimenti napoletani del '99 si sofferma Anna Maria Rao, che sottolinea l'attenzione con cui tu seguito in Francia l'esperimento di un governo repubblicano autonomo, la perplessità dell'opinione pubblica europea per le forme e dimensioni clamorose che assunse la reazione popolare, l'impressione per la durezza della restaurazione borbonica, con le sue esecuzioni spettacolari e le migliaia di condanne al carcere o all'esilio perpetuo: tutte cose che fecero di quello napoletano un caso esemplare del conflitto tra vecchio e nuo-vOj reazione monarchica e idee rivoluzionarie, e un modello ideale per le battaglie future .
In qual modo il momento rivoluzionario sia stato un modello nel dibattito politico degli anni del Risorgimento italiano lo esamina Renata De Lorenzo. Esso lo fu per il modo del suo fallimento, ma anche come post-evento, secondo un processo che avrebbe caratterizzato ancora il post-1821, il post-1830, il post-1848; vera eredità delle rivoluzioni perdenti, che costellarono il Risorgimento, quella della riflessione sulla sconfitta era unica garanzia di rinnovamento e di costruzione di un percorso politico rinnovato. L'immediata sublimazione dei martiri del 1799 meridionale (oggetto del saggio di Maria Rosaria Pellizzari, che rievoca l'orrore del mondo civile per il bagno di sangue e ripercorre il succedersi di giudizi storici e rielaborazioni romanzesche) ne evidenziò l'astrattezza, aprendo contemporaneamente il discorso su un nuovo tipo di rivoluzione, rispondente alle aspettative del paese.
La complessità dell'esperienza napoletana si prestò a molte interpretazioni, aperte dal Saggio storico del Cuoco, alcune comuni a tutte le correnti politiche, altre proprie solo all'una o all'altra delle parti che agirono nel corso del Risorgimento. Cosi, il ricordo dei fatti del' '99 fu presente come punto di riferimento per moderati e democratici nel dibattito sulle origini del Risorgimento (se dovuto alla dirompente iniziativa francese, o radicato neU*àtane riferiti arri ce dei sovrani illuminati), nel giù-