Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
anno
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2001
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Libri e periodici 279
(poi ritirata) raccolta dalla stampa da Lord Brougbam alla Camera dei Lords, di trafugamento di opere d'arte; mentre gli interventi strutturali nell'amministrazione da lui presieduta, che aveva tra i suoi punti salienti quello della conversione delle quattro categorie dei buoni allora in circolazione nello Stato pontifìcio e della messa all'incanto dei beni delle corporazioni religiose, non raggiunsero il loro effetto. Le diversità di vedute dello stesso ministro con gli altri membri del governo, i quali diversamente da lui intendevano: utilizzare i proventi della vendita di beni ecclesiastici per le pensioni ai vescovi e ai prelati di ogni ordine e grado invece di attendere il momento più opportuno e provvedere, come egli riteneva fosse più logico, ai bisogni più urgenti dello Stato, e soprattutto la breve stagione a cui fu condannata dalle armi francesi la Repubblica, non riuscirono a far decollare quegli interventi da lui ritenuti decisivi alla modernizzazione delle finanze dello Stato, lasciando per giunta uno strascico di polemiche che non lo aiutò ad inserirsi in maniera organica tra ;Ì membri della classe dirigente liberale nel decennio di preparazione e negli anni successivi all'Unità.
Quello del Manzoni fu, come ha intitolato con acume il suo intervento Rita Cervigni Troncone, un esilio bibliografico {Giacomo Manzoni: un esilio bibliografico, pp. 85-207), caratterizzato da una sorta di congiura del silenzio nei suoi confronti al pari di altri esponenti, dello Stato pontificio che ne condivisero l'esperienza repubblicana del 1849, sia sotto il profilo politico, sia sotto il profilo intellettuale di bibliofilo e di erudito. Ciò fu dovuto probabilmente alla sua posizione tra liberalismo e democrazia non perfettamente in linea con nessuno degli schieramenti politici che prevalsero dopo l'esperienza quarantottesca. Il saggio di Cervigni Troncone, che costituisce il. contributo maggiore per mole e approfondimento culturale e psicologico di questo volume alla biografia del Manzoni, è incentrato in particolare sulla figura di studioso, di mercante di libri, di bibliofilo e di bibliografo del conte romagnolo, ma non trascura affatto, ed anzi chiarisce, alcuni passaggi decisivi della sua sfortuna politica dopo l'Unità. Sfortuna politica accentuata dal fatto che, dopo Villafranca, il Manzoni da più anni in esilio a Torino, aveva mostrato alquanta diffidenza per il governo di Torino che sospettava interessato a chiudere la partita con un ingrandimento territo- tàale (p. 144). Nondimeno, nello stesso torno di tempo doveva riemergere la sua ira antica contro Pio IX, ricordato fflun passo del suo zibaldone come Misero ingegno cresciuto cogli abiti e coi pregiudi zìi della più meschina e falsa educazione pretina. Cuore gretto, povero quindi d'affetti nobili, e che i sentimenti altrui elevati e generosi non sapeva prendere a prestanza se non li immiseriva, e non li accettava con sospetto. [...] Piacque a chi lo conobbe per poco e da lontano, imperocché ai forestieri sorrideva, ma d'un sorriso falso, il quale gli aveva improntato intorno alla bocca due solchi come ai beffardi e agli schernitori abituali succede (pp, 144-145). Giudizio questo, assai temperato e quasi del tutto mutato di segno negli anni della vecchiaia, che segnarono un ritorno del Manzoni alla Chiesa e una maggiore comprensione per il vecchio pontefice, il quale nel lontano giugno 1846 aveva suscitato in lui e in molti suoi coetanei ammirazione ed entusiasmo. Nel 1863, infatti, il Manzoni aveva ricevuto attraverso il canonico Focaccctti l'encomio del cardinale di Imola per essersi prodigato presso l'autorità pubblica affinché il pio stabilimento del Buon Pastore dì