Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
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2001
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280
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280 Jb e periodici
Imola non fosse trasformato in caserma, e alcuni anni dopo, tra il 1875 e il 1880 restituì al Santo Officio documenti trafugati per motivi di sicurezza durante la Repubblica Romana (interessanti, a questo proposito, anche dal punto di vista strettamente politico, le pp. 165-176).
Nonostante l'emarginazione politica a cui era stato ridotto dopo l'Unità, H Manzoni, che intanto aveva deciso di trasferire la sua residenza a Perugia, ai primi del 1874 venne chiamato nella sua Lugo a presiedere la Congregazione di carità, segno questo che la sua attività e la sua capacità amministrative non erano state del tutto dimenticate dai suoi concittadini, anche se non sono note le ragioni delle sue dimissioni l'anno successivo. Ma è certamente per la sua attività di bibliofilo e di bibliografo che il Manzoni va ricordato specie nella seconda parte della sua vita, quando riuscì a far convergere l'attività di mercante di libri rari (fu socio per alcuni anni del libraio Bocca), la quale costituì dopo l'Unità una fonte importante dei suoi proventi (ma anche delle sue disgrazie finanziarie) con quella prettamente scientifica. Dopo aver ceduto gran parte della sue proprietà ai figli per arginare i dissesti patrimoniale a cui era andato incontro anche a causa della sua passione di bibliofilo ed essersi trasferito a Roma per dirigere la libreria Bocca, si prospettò nel gennaio del 1879, grazie all'appoggio di Giovanni Vico, direttore della biblioteca del ministero dell'Interno, la candidatura del Manzoni alla direzione della biblioteca Vittorio Emanuele II di Roma. Il conte romagnolo, tuttavia, secondo quanto egli stesso asserì in una lettera alla moglie, lasciò cadere questa possibilità per non tradire, con un nuovo giuramento reso necessario dalla carica pubblica che doveva rivestire, l'antico giuramento alla Repubblica Romana. Non è escluso, però, che altre fossero le ragioni che ne fecero cadere la candidatura, la quale molto probabilmente non fu condivisa dal ministero della Pubblica Istruzione. Il Manzoni continuò a redigere i cataloghi di libri rari per la libreria Bocca, di cui si sentiva più che necessario e ne era soddisfatto (p. 180). Soprattutto il conte romagnolo potè in questi anni portare a temine gli amati studi di bibliografia, che gli procurarono anche qualche critica da parte della rivista Il Bibliofilo, fondata nel 1880, la quale attraverso l'avvocato Carlo Lozzi, che ne era magna pars, l'aveva costretto a qualche schermaglia di carattere erudito prendendo a spunto la pubblicazione del primo dei suoi studi di bibliografia analitica sull'opera di Francesco da Bologna. 11 Manzoni ne uscì comunque a testa alta, dando proa della sua competenza bibliografica (p. 184) in due articoli apparsi nella stessa rivista a cavallo fra il 1882 e il 1883 sulle prime edizioni dell''Orlando Furioso e della Gerusalemme liberata, e in un terzo articolo dedicato al catalogo della biblioteca di Ambroise Firmin-Didot, posta in vendita a Parigi. Le schermaglie erudite con il Lozzij il quale ebbe anche a criticare nelle pagine del Bibliofilo l'edizione che lo stesso conte romagnolo aveva appena licenziato dei primi tre fascicoli/tomi degli Annali tipografici dei Sonano ai quali da diversi anni attendeva, continuarono a ravvivare periodicamente le pagine di quella rivista.
Tra il 1880 e il 1884 il Manzoni attraversò delle difficoltà finanziarie Musate dalla malattia del figlio Luigi e da alcuni cattivi affari nella compravendita di libri rari. Non ebbe neanche la soddisfazione di vedere riconosciuta la sua perizia di bibliografo con la nomina a qualche carica pubblica: nel 1881, ad esempio, Guido Baccelli,