Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
anno
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2001
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pagina
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282
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282 Ubri e perioditi
tutte queste componènti: editore dj testi della tradizione italiana* perizia bibliografica esercitata nella redazione degli annali tipografici e nella teorizzazione dei principi informatori della disciplina bibliografica,, collezionista. Giuliano Tamani, a sua volta si è soffermato in particolare sulla figura di Giacomo Manzoni bibliofilo e ebraista (pp. 267-288), indagando in particolare la genesi delle descrizioni e illustrazioni delle stampe ebraiche fornite dal conte romagnolo nei suoi Annali tipografici dei Sonano e sulle fonti librarie da lui utilizzate.-*flan20xij, scrive Tamani, anche a costo di appesantire l'esposizione con digressioni erudite, si preoccupò di fornire informazioni, sempre bibliograficamente aggiornate, sul contenuto delle opere e dei loro autori,, fórse perché sapeva che il pubblico cui si rivolgeva i ."suoi Annali non aveva a disposizione molti strumenti per cercarle. [...] La valutazione che Manzoni esprime sulla qualità del testo di alcune edizioni non sono il frutto di collazioni dei testimoni, manoscritti e stampati, di un'opera, ma derivano dalie rivendicazioni che faceva Ger-shom Soncino sulla bontà dei propri testi rispetto a quelli pubblicati da Daniel Bomberg, il suo più diretto concorrente e rivale (p. 280). In quest'opera di carattere eminentemente filologico il Manzoni aveva dimostrato una particolare attenzione, forse addirittura eccessiva secondò Tamani, alla censura che le autorità ecclesiastiche avevano posto sulle copie già stampate delle dizioni dei Soncino, riportando con diligenza la versione originale di testi ebraici.
Un capitolo non secondario delle relazioni culturali del Manzoni è quello dei contatti epistolari con Niccolò Tommaseo, riportati alla luce da Arnaldo Bruni (Giacomo Manzoni e Niccolò Tommaseo nel carteggio della Nazionale di Firenze e in altre lettere inedite (pp. 289-326). La scelta di lettere pubblicate in questo lavoro del Manzoni al Tommaseo, che vanno dal 1853 al 1873, oltre a testimoniarci dei suoi programmi di studio e di lavoro di alto profilo , in particolare l'interesse per le lingue orientali (Cerco d'innalzare i miei studii linguistici a più alto fine di quello che mirano i filologi scriveva ad esempio il conte romagnolo da Malta il 25 ottobre 1854, di legarli, cioè al viaggio dell'umanità [p. 296]), risultano anche, come ha affermato Bruni, impressionanti come spaccato di vita nella Lugo del secondo Ottocento, affiorando, fra uccisioni e duelli, il sostrato di una Romagna non certo solatìa (p. 290): 11 di della morte del mio povero fratello , scriveva il Manzoni 1*8 agosto 1872 da Lugo, ero in campagna, e in vicinanza della Frascata poco mancò che non cadessi negli assassini i quali fuggivano ad appiattirsi. Forse mi salvò l'avviso d'un bambino d'un mio colono. Certo allora non erano fuori anco per me. Ma di me, e d'ogni altro riputato facoltoso, che non sia sceso vilmente a patti, cercano per cagion di denaro. Per questo non esco più dal paese (pp. 325-326). Ma certamente l'elemento che più si coglie in questo carteggio è la conferma di una rilevante personalità di erudito non disgiunta da una forte tensione etico-politica. Nella lettera del 10 novembre 1853 da Malta, a proposito della conversione al protestantesimo di un certo Pizzarda, emigrato politico come lui, auspicava l'unità della fede religiosa negli italiani, senza peraltro nulla concedere al papato: Vorrei che gl'italiani fossero per convinzione e si vantassero di essere per riconoscenza cattolici. Romani non importa essere perché le bestialità del papato, ora più che mai enormi, non l'hanno a confondere, né molto meno poi possono distruggere il capitale principio dell'unità- (p. 298). Era questo