Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
anno
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2001
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pagina
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283
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Libri e periodici 283
dell'unità religiosa del popolo italiano un elemento, come dovrà sottolineare anche Benedetto Croce nella sua Storia d'Italia, essenziale per il raggiungimento dell'unità nazionale.
Il saggio di Pantaleo Palmieri, Giacomo Manzoni e la Scuola classica romagnola (pp. 327-351), contribuisce ad inquadrare meglio la figura del eonte romagnolo nel-Pambito regionale e nell'ambiente culturale del suo tempo. Se asserisce Palmieri rubricare tutta la cultura romagnola dell'Ottocento, o anche solo quella che va dall'età del Monti all'Unità d'Italia, sotto la denominazione di Scuola classica romagnola, si commette [...] un errore storiografico che preclude all'esatta comprensione del fatto culturale (il classicismo illuminato di una generazione che non disgiunse l'impegno letterario da quello socio-politico, ma che credette di dover resistere al nuovo, il Romanticismo, che si veniva affermando in Europa) , nel caso del Manzoni l'annessione a questa Scuola è d'obbligo (p. 327). Ciò è motivato dai diversi e complessi intrecci culturali del conte romagnolo con l'ambiente domestico, dove era presente come nume tutelare la figura di Vincenzo Mùnti, e dall'orientamento culturale-filologico che aveva ricevuto nei primi anni giovanili dai suoi maestri e per i mai recisi legami con essi, i quali appartengono di diritto alla Scuola, classica romagnola, come ad esempio don Angelo Cricca e di Pellegrino Farini (ma Palmieri ricorda nel suo intervento il lungo elencò di esponenti di questa Scuola in relazione con il conte romagnolo). In questo senso, a decretare l'appartenenza del Manzoni alla Scuola classica romagnola che conobbe il suo declino con l'Unità d'Italia, quando l'imperativo di fare gli Italiani, toglie legittimazione ad ogni regionalismo (p. 343) erano non solo come si è detto, le relazioni che egli ebbe con i suoi esponenti, ma anche la consapevolezza che queste relazioni andavano oltre il normale rapporto di amicizia e s'inscrivevano invece entro un più ampio progetto culturale-politico (p. 348).
Le vicende che videro protagoniste a Lugo nel XIX secolo la famiglia Manzoni, le quali sono significative per comprendere la stessa personalità culturale e politica del conte romagnolo, sono messe in luce da Sante Medri, La famiglia Manzoni nella realtà lugbese dell'Ottocento (pp. 353-395). Secondo Medri il cui contributo non tralascia di ricordare i momenti politici salienti, quelli della dominazione francese, anche del secolo precedente in cui operò questa famiglia , già intorno agli anni Trenta l'adesione dei Manzoni al movimento risorgimentale era un tatto ormai consolidato che favori la stessa attività intellettuale e politica di Giacomo. Il declino della famiglia si ebbe alla fine dell'Ottocento, quando il liberalismo illuminato, di cui il conte romagnolo fu, si può dire, l'epigono, pur continuando a mantenere una sua funzióne sociale, aveva perso a Lugo l'appoggio e il consenso dei ceti popolari, che si riconoscevano, invece nei nuovi leader repubblicani e socialisti (p. 392).
Chiude il volume una Ricognizione delle carte manzoniane dell'Archivi Seganti (pp. 397-417, a cura di Ada Sangìorgi, strumento essenziale per quanti vogliano approfondire ulteriormente la figura di Giacomo Manzoni e l'ambiente politico, culturale e sociale in cui egli operò.
Questa biografia a più voci di Giacomo Manzoni, resa possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa.di Risparmio e Banca del Monte di Lugo, ha il meri-