Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Risorgimento
anno <2001>   pagina <286>
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286 ' labri e periodici
L'itinerario percorso da Pio IX in un accorto governo della Chiesa per lunghi anni si distingue per opere di grande respiro, concepite e portate avanti con una pietas che ha profondi radicamenti religiosi, ma si riveste di xx hntuanilas sostanzial­mente evangelica. Pur dove maggiormente si appunta la critica interna ed esterna, quando si va a verificare i fatti nel contesto storico corretto, risulta che le prese di posizione del Mastai-Ferretti sono ragionate con scrupolo e si motivano a sufficien­za; anche il Sillabo con la decisa condanna al liberalismo massonico trova giustifica­zioni convincenti nello scorrere degli accadimenti e nelle pieghe dell'evoluzione cul­turale che vanno prendendo certe correnti risorgimentali italiane.
La revisione storico-critica sulla personalità e sull'opera del Mastai-Ferretti è conveniente da ogni punto di vista, non solo perché si restituisce per quanto possi­bile la storia alla verità e si eb'minano gradatamente tutti gli imbonimenti e gli artifici delle sovrastrutture culturali piemontesi, ma acquisiscono autenticità i protagonisti di una vicenda fondamentale della nostra storia nazionale. Costa fatica assuefarsi a tale revisione e registrarne la convenienza; però, sono le nuove realtà che c'impon­gono la correzione di rotta, cioè le pubblicazioni che escono di giorno in giorno più numerose e documentate, le rassegne e i convegni che si organizzano sul tema, la rivalutazione di movimenti di opposizione, come il brigantaggio, l'apertura degli ar­chivi finora chiusi con i documenti inconfutabili che vengono fuori. In fondo, anche la decisione di riprendere e portare a termine il processo di beatificazione di Pio EX comprova il cambiamento in corso. D'altra parte, è sintomatico che sia stato proprio Giovanni XXIII a volere che giungesse in porto la causa del Mastai-Ferretti: la storia si rimpinza ad ogni pie sospinto di tali contrappunti.
Ma ci preme tornare al libretto di Andreotti, dove pur qualche imprecisione dì racconto deve annotarsi, forse causata dalla sinteticità estrema impostasi e dalla fretta di arrivare in tempo per la circostanza. Comunque, l'autore fa bene ad annotare in apertura del suo ragionamento le avversioni che si manifestano nella polemica attua­le; ma il titolo dato al capitolo ci pare oltremodo forte: Le obiezioni diaboliche; e fa pure bene, in conclusione, a dire la sua con chiarezza sul caso Mortara, blatera­to da ogni parte, specie nella televisione di Lerner, consistente di fatto in un'opera di bene compiuta a cuore aperto.
È nota la capacità di sintesi di Andreotti, come è risaputa la sagacità dell'argo­mentare, condita di briosa ironia e di scioltezza di stile narrativo. In questo pamphlet lo scrittore ci pare tutto teso a dare un contributo di verità al dibattito in corso, ha premura che si correggano i distorcimenti della predicazione avversa, vuole essere presente con la sua testimonianza nella polemica che si porta avanti talvolta con cat­tiva fede.
Rimane il suo gusto per la battuta; ma questa volta ce la fa godere in bocca a Pio IX, che di arguzia ne ha Veramente da vendere. Lo fa riportando una parte della relazione del barone Monti, inviato dal ministro dell'interno Francesco Crispi in Va­ticano per concordare la liturgia dei funerali del trigesimo della morte di Vittorio Emanuele II. La copia della relazione viene data ad Andreotti dal senatore Giuseppe Paratore, che giovanissimo e collaboratore di Crispi. Pio IX si fa leggere le scritte celebrative del re defunto dallo stesso Monti, che; Riferisce delle battute di commento