Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Austria. Risorgimento
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2001
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pagina
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288
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288 Uhrì e periodici
Milano deserta non si fosse assopita la speranza di un'Italia unita e prendesse sempre più piede il progetto o meglio l'invenzione della patria.
I contributi tendono a mettere in rilievo i cambiamenti di gusto, Ì primi passi intrapresi verso nuovi indirizzi ed orientamenti artistici, le prime timide istanze di rinnovamento,, riconoscibili nei molteplici aspetti dell'invenzione artistica e quindi della critica, del mercato e dell'insegnamento e, nello stesso tempo, per vie intimamente intrecciate; nel modo di una diversa conoscenza del passato, e cioè del collezionismo, della tutela e del restauro.
II volume si compone di 21 saggi che spaziano sull'analisi di più temi (architettura, scultura, decorazione, pittura...) dando una panoramica ampia ed esaustiva del mondo artistico dell'epoca. Alcuni articoli delineano il quadro della vita culturale; alcuni analizzano il mondo della scultura o della pittura; altri sono dedicati alla fotografia, espressione artistica che nasce e si sviluppa in quegli anni; altri studiano aspetti collegati al mondo artistico quali il restauro e il collezionismo.
Pur essendo tutti i contributi di notevole interesse mi soffermerò su una più stretta campionatura per definire i rapporti fra storia e vita culturale e illustrare alcuni segnali di mutamento.
Il libro si apre con un articolo di Fernando Mazzocca sulle problematiche artistiche di quel decennio. Prendendo come osservatorio l'Esposizione universale di Parigi del 1855, occasione nella quale gli artisti milanesi costituivano la rappresentanza più significativa e folta dell'impero austriaco, l'autore sottolinea la maggior rilevanza della scultura sia dal punto di vista numerico sia qualitativo. Nel campo della scultura si assiste a una divaricazione di ricerche ed obiettivi tra il vecchio schiarimento classicista e la schiera dei giovani che proponeva una produzione di tematiche legate all'arte cristiana o temi di genere.
Meno incisiva era la presenza della pittura dove risultava privilegiata quella storica con la significativa partecipazione delPHayez (anche se Anna Finocchi ritiene che Domenico Morelli era diventato il punto di riferimento per tutti quegli artisti che cercavano di svincolarsi dalla lezione dell'Hayez). La scuola lombarda iniziava a mutare interessi e a caratterizzarsi anche nella pittura di genere: accanto all'Hayez Domenico Indù no risaltava per il numero e l'importanza delle opere presentate.
A proposito della scultura Giuliana Ricci nota che le istanze di rinnovamento che prendono vigore appaiono profondamente legate all'emergere di una nuova scuola in contrapposta al classicismo accademico ottocentesco. Lo Spartaco del Vela, ad esempio, è il primo passo in direzione di un rinnovamento profondo e coerente della scultura celebrativa. Il Vela infatti usa il calco del veto con un chiaro intento polemico. Il Rovani ascrive a merito dello scultore l'aver compreso l'ufficio della scuJtura monumentale col tentare una starna la quale evocasse tutte te jitìapis nime aspirazioni di un passato pieno di forza e di grandezza .
In questo decennio muta anche il rapporto artisti-società, studiato ed analizzato da Sergio Rebora. Ciò che caratterizza il periodo è la comparsa sulla scena di una nuova generazione di artisti consapevoli di essere alla vigilia di una svolta epocale. Essi avvertono in maniera intensa l'istanza patriottica e aderiscono in maniera corale al 1848, mobilitandosi in prima persona e combattendo sulle barricate.