Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Risorgimento
anno <2001>   pagina <293>
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Libri e periodici
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prio da De Sanctis ministro, fra i provveditori agli studi postunitari, l'ultimo rettore del seminario per quasi trentanni,-a costituire un gruppo obiettivamente omogeneo, allora dalla sociologia periferica si passò una volta per sempre all'ideologia patriottica e si definirono i caratteri di ciò che Salvemini avrebbe conosciuto ed incontrato ma altresì, non lo si dimentichi né sottovaluti, ferocemente criticato.
Perché questa critica ad uomini che provenivano dalla più prestigiosa scuola di liberalismo del Mezzogiorno e che, anche in coloro che vi erano rimasti estranei, come Giacinto Poli ed il Boccardi, si erano costantemente aggiornati con l'evolu­zione di quel liberalismo, dalle superstiti frange romantiche allo spiritualismo giober-tiano e ad una più -meno vaga democrazia evangelica e magari anticlericale?
Proprio perché tutta questa .evoluzione non aveva mai saputo fare a meno del presupposto pedagogico e paternalistico da cui aveva preso le mosse, Gerolamo Ni-sio nelle alte sfere della burocrazia ministeriale e Mauro Samarelii in quelle della ma­gistratura si erano adagiati, politicamente parlando, in un conformismo conservatore (Felice Nisio fin dal 1858 aveva preso le distanze da Mazzini con una lettera oppor­tunamente ripubblicata), la religiosità naturale di Giacinto Poli non va oltre quella che l'A., pur interessatissimo, ed a ragione, al personaggio, che è davvero cultural­mente singolare, chiama suggestivamente demofìlia, il passaggio di Boccardi dal fiero antitemporalismo all'imprenditorialità industriale si esaurisce in sé stesso, e così via dicendo.
Non a caso l'uomo che esce a tutto tondo, con solida coerenza, dalla ricostru­zione accuratissima ed appassionata delTA., è un ennesimo prete, ma il meno cono­sciuto di tutti, Matteo Allegretti, un prete che è moderatamente con le ragioni dello Staio, che si pronunzia per l'educazione fisica e l'istruzione industriale, ma intende bene il mutualismo, il cooperativismo, gli studi sociali, non appena, col ve­scovo Picene a fine secolo, queste parole d'ordine leoniane cominciano a risuonare a Mojfetta ed egli, nell'ultimo decennio di sua vita, vi può dedicare un'attività intensis­sima ma schiettamente ortodossa.
Ancora non a caso, è precisamente da AUegretta che vengono pronunziate pa­role di fuoco contro la degenerazione clientelare in cui è andato a finire quel pater­nalismo pedagogico una volta esauritasi la lezione desanctisiana, un clientelismo che ha assùnto tinte radicali alla moda e di cui si metteranno più o meno demagogica-mente a capo, all'ombra inevitabile d'imbriani e Bovio, il figlio di Giacinto Poli, Gioacchino, ma soprattutto, e sintomaticamente, Giovanni Panunzio, vicario capito­lale e ad un tempo educatore privato e preside del liceo pareggiato e regio fino alla prima guerra mondiale, quel guazzabuglio affaristico, repubblicano e laico contro il quale si sarebbe scontrato e dichiarato Salvemini.
Tutta questa involuzione, che non puv lo ripetiamo, affrancarsi sotto la ban­diera omnicomprensiva del laicismo., traspare leon chiarezza dalle pagine delJ'A. che pur non l'affronta in modo programmatico, limitandosi a presentare la fioritura asso­ciazioni sta o la personalità del deputato Pietro Pansini o quella del sindaco Mauro De Nichilo, che per decenni furono del guazzabuglio segnacolo in vessillo, ma pre­sumibilmente rimandando ad un altro lavoro l'approfondimento del problema* so-