Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Austria. Risorgimento
anno <2001>   pagina <294>
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294 Libri e periodici
prattutto, direi, per il periodo successivo e conseguente alla guerra doganale ed all'elezione d'Imbriani, e quindi a partire dagli ultimi anni Ottanta.
Fino a quell'epoca la sua ricostruzione è attentissima, partecipe ed assoluta­mente persuasiva ed esauriente: ma bisogna prendere atto di una soluzione di conti­nuità che ad un certo punto non autorizza più a parlare di cattolicesimo liberale nel senso risorgimentale del termine: si tratta di qualche cosa di molto diverso, ed oc­corre trarne le conseguenze.
RAFFAELE COLAPIETRA
BRUNO FICCADENTI, Il Partito Marmano Italiano-, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Intemazionali, 1999, in 8, pp. 268. L. 45.000.
Sin dall'introduzione, sin dalle parole di avvio l'autore mostra obiettività e se­renità di analisi, confermate nelle pagine dell'opera, che nasce, conseguendo in pieno l'obiettivo, con l'intenzione di presentare una documentazione finora inutilizzata e recare quindi analisi nuove su un partito, solo apparentemente marginale nella storia dei partiti politici nazionali.
Ficcadenti riconosce che il PMI, già fin dal suo generarsi, rivela di essere un miscuglio di elementi contraddittori fra sé: da una parte quelli della politica e dei problemi sociali concreti, della gente che vive il presente, dall'altra quelli della reli­gione, della morale, dell'etica, insomma dell'uomo o meglio del partito che dovrebbe essere. Di qui il fenomeno di un partito che nasce, cresce e si dissolve in un'ambi­guità di fondo . Poco più avanti specifica che tutto si consuma in un dilemma po­litico e sociale che si insinua in quelli che sostengono l'intransigenza come pure in quelli che vogliono la partecipazione .
Del dilemma politico e sociale sono prova e testimonianza i tanti ripren­diamo ancora Ficcadenti che passano [dal PRI] nelle file del PMI, per ravvivare la vecchia intransigenza nel repubblicanesimo italiano, ma senza rinunziare ad un certo partecipazionismo .
In prima linea è ambiguo nel comportamento politico proprio Felice Albani, segretario generale di un partito che ha ribadito, ribadisce e ribadirà l'astinenza dal voto in regime monarchico, ma poi bellamente confabula con i deputati del PRI .
Albani, ricordiamolo pure, non era uomo sempre1 comunque corretto e linea­re. Il suo impegno nel 1882 a sostegno di Oberdan e la successiva dura polemica nel 1891 con Donato Ragosa, vicino al martire fino alla vigilia della drammatica cattura, gettano ombre non facili da dissipare sui suoi atteggiamenti.
L'incoerenza di Albani è alla base della denunzia degli intransigenti puri, guidati da Andrea Giannelli, che varano in polemica ed in antitesi con le direttive del Partito Mazziniano, addirittura il Partito Mazziniano Italiano Intransigente.
È un rigore estremista, destinato a danneggiare il movimento nel suo insieme, un movimento frazionato e frammentato, che offre, come scrive ad Albani nel 1913