Rassegna storica del Risorgimento
Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
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2001
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327
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Detenuti politici dello Stato pontificio 327
Poggiali Pietro, di Francesco, detto La Pirra, a. 36, pettinaro, celibe; Rava Giuseppe, di Biagio, a. 27, oste, celibe; Ravajoli Vincenzo, di Luigi, a. 31, celibe; Rossi Michele (o Nicola), di Antonio,, a. 23, canepino, celibe; Sangiorgi Pasquale, fu Giacomo, detto il Rosso di Lapi, a. 39, muratore, coniugato;
Triossì Pietro, fu Antonio, detto Pirinino, a. 55, calderaro, conjugato; Ugolini Paolo, di Marco, a. 27, tintore, celibe,
tutti nati a Faenza.
I cognomi possono essere qualche volta imprecisi; comunque, quando abbiamo trovato più grafie diverse per la stessa persona le abbiamo indicate.
U precetto era una intimazione che veniva rivolta a quanti erano forzatamente espulsi dallo Stato pontificio, con l'ordine di non rientrarvi, sotto pena della reclusione.
Nel caso specifico, fu necessaria una particolare autorizzazione di Pio EX per intimare ai deportandi un precetto con divieto di rientro nello Stato sotto pena di una reclusione assai più lunga di quella che era in facoltà della Polizia comminare. In una Relazione per l'Udienza SSrna. del 26 aprile 1854,12) il Direttore generale della Polizia, dopo aver ricordato che ad oggetto di provvedere ai gravi disordini che si verificarono nella città di Faenza e dietro i concerti presi con la Segreteria di Stato e con Mons. Commissario [straordinario pontificio per le Legazioni e Pro-legato] di Bologna, faceva procedere all'arresto degl'individui più pregiudicati in quel luogo e precisamente prevenuti quai sicarj, con animo di farli deportare in America, osservava che la Direzione generale di Polizia poteva ingiungere loro il precetto di non tornare nello Stato pontificio sotto pena della reclusione al massimo per un anno. La stessa Direzione chiedeva perciò di poter estendere la minacciata pena a ben dieci anni.
Pio IX accordò la richiesta autorizzazione a decuplicare il periodo di reclusione in caso di rientro nello Stato pontificio. Inoltre, il precetto intimato ai faentini faceva loro divieto di rientrare non solo nello Stato pontificio, ma in qualunque altra parte d'Italia.
A ciascun deportando il precetto fu intimato, come già detto, il 3 maggio 1854, ma tutti e venticinque si rifiutarono di firmarlo; cosa, questa, che, come vedremo, creò problemi al momento dell'imbarco sulla nave statunitense a Livorno.
a? AS Roma, DG Polizia, PR, cartéggio, fase. 280, sottòfasc. 13 della b. 490, dal tifo-io originale Faenza: delitti arresti, provvedimenti.