Rassegna storica del Risorgimento
Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
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2001
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Elio L,odolini
si recò a bordo del San Giovanni, che si trovava in rada, a tre miglia dai porto di Livorno, e qui apprese che i deportandi erano ignari del luogo per dove erano destinati : cioè sapevano di dover lasciare io Stato pontificio, ma ignoravano di doversi trasferire in America, cosa che la Direzione generale di Polizia e le autorità in genere avevano tenuto loro nascosta. Gli fu perciò necessario farglielo conoscere, atteso che questo Console Americano, non che il Capitano della nave vogliono sentire da essi, prima di riceverli a bordo, se sono contenti di partire.20) Secondo la relazione del Console, dopo una prima opposizione i deportandi sembrarono adattarsi all'idea.
Il Console pontificio era stato tenuto all'oscuro, però, di un'altra circostanza fondamentale: pur ignorando quale fosse la loro destinazione, tutti e venticinque i faentini, come abbiamo detto, si erano rifiutati di firmare il precetto loro intimato.
Il nodo venne al pettine pochi giorni più tardi. Il 10 maggio il Console americano riferì Calza volle vedere i 25 passeggieri faentini, ai quali dichiarò che se partivano volentieri li avrebbe lasciati imbarcare, altrimenti si sarebbe opposto, e allora tutti s'imbaldanzirono e si coalizzarono nel rifiutarsi a partire.21) Il Console pontificio a questo punto fece presente che se avessero rifiutato di partire per l'America sarebbero stati riportati nello Stato pontificio sullo stesso San Giovanni, su cui ancora si trovavano sotto custodia dei gendarmi pontifici, ed avrebbero dovuto scontare non meno di dieci anni di reclusione, come previsto dal precetto loro intimato. Ciò valse a deciderli all'accettazione della deportazione, anche per il forte appoggio dello stesso Console americano prosegue il Console Calza meno alcuni pochi i quali pure mi lusingo e ritengo che partiranno .
Altra questione fu sollevata dal Console degli Stati Uniti, Giuseppe Antonio Binda. Il Console generale pontificio in Livorno aveva assicurato a voce al collega statunitense che i deportati per disposizione non giudiziaria, ma di polizia, lo erano soltanto per le loro opinioni politiche, e non per reati comuni; ma il rappresentante degli Stati Uniti gliene chiese conferma scritta, per poterla comunicare al proprio Governo. Non solo, ma il Console statunitense, nella sua richiesta, usò i termini emigrazione, tale per
2ty Lettera del Console generale pontificio a Livorno alla Direzione generale di Polizia delT8 maggio 1854, n. 1070, in AS Roma, DG Polizia, PR, carteggio, fase. 280, sottofase 16, dt
20 Lettera del Console generale pontifìcio a Livorno alla Direzione generale di Polizia dell'11 maggio 1854, tv 1078, in AS Roma, DG Polizia, carreggio, fase 280, sottofase. 16,