Rassegna storica del Risorgimento

Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <337>
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Detenuti politici dello Stato pontificio 337
Dopo la fine della Repubblica Romana del 1849 ed il ripristino del Potere temporale pontificio sullo Stato Romàigfc, seguirono, come è: la*, epurazioni, arresiti, condanne, nei confronti di coloro i quali avevano parte­cipato alle vicende repubblicane.
In particolare, poi, a Bologna furono richiusi nel Forte Urbano nume-Hfèi detenuti precauzionali di polizia, cioè persone nei confronti delle quali non erano state formulate accuse specifiche e che pertanto non erano sottoposte a processo, ma che erano state arrestate a semplice titolo di precauzione, perché sospette a causa delle loro opinioni politiche od anche semplicemente per motivi di ordine pubblico.
Precisiamo, difatti, che non tutti coloro i quali sono indicati nei do­cumenti ufficiali come detenuti politici erano tali secondo il significato che diamo oggi al termine politico. Questo aggettivo, nel linguaggio amministrativo dello Stato pontifìcio nell'Ottocento, indicava semplicemente ciò che era attinente alla polizia, di polizia; quindi ispettore politi­co stava per ispettore di polizia, detenuti politici significava dete­nuti per misure di polizia. Buona parte di essi, comunque, era costituita da detenuti effettivamente politici , nel significato attuale del termine.
Erano trascorsi ben sei anni dalla fine della Repubblica Romana, quando i parenti di un gruppo di detenuti rivolsero a Pio IX una supplica, nelle udienze del 23 aprile e del 12 maggio 1855 in Castelgandolfo. Gli autori del documento rivolgevano la supplica a nome dei tanti sventurati che per accuse politiche si trovano chiusi da circa cinque anni nel Forte Urbano e precisavano che più di duecento individui vivono miseramente dimenticati senza conoscere se furono compiti i loro esami e processi, se furono giudicati rei e condannati o se sono innocenti e lasciati a disposizio­ne della Polizia.43)
Sulla questione, il Ministro dell'Interno, mons. Teodolfo Mertel, il 30 maggio 1855 chiese informazioni al Commissario pontifìcio straordinario per le Legazioni e Pro-legato di Bologna, che era allora mons. Gaspare Grasseliini, più tardi sostituito da mons. Camillo Amici.44)
In una prima minuta della lettera si ventilava la possibilità della scarce­razione dei detenuti politici, a patto che quanti di loro erano celibi ed in
:*?> AS Roma, DG Polizia, PR, carteggiò, fase, (numero di archivio) 3587, dal titolo originale Detenuti nel Forte Urbano, ora fase. 29 di numerazione moderna nella b. 519, soÈtofasc. 8, dal titolo originale Detenuti precauzionali, nel Forte Urbano che hanno chiesto di emigrare spontaneamente in lontane regioni Provvidenze adottate,
'**) Lettera riservata datata Roma, 30 maggio l'SSÉj animerò di protocollo 7625, in AS Roma, DG Polizia, PR, carteggio n. 3587, nella b. 519, fase. Detenuti al Fotte Urbano, eh.