Rassegna storica del Risorgimento

Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <339>
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Detenuti politici dello Stato pontificio 339
quelli che indicarono di preferire di essere inviati in America furono soltan­to cinque; tutti gli altri indicarono di preferire l'Australia.
5. Tramontata la possibilità di una emigrazione forzata in Australia per una serie di motivi, soprattutto di carattere organizzativo ed economico, quali la mancanza di navi dirette in Australia dallo Stato pontificio, il costo eccessivo del passaggio marittimo (non c'era ancora il Canale di Suez, è quindi si doveva circumnavigare l'Africa), fu ripresa l'ipotesi di deportare i detenuti politici in America, e, in particolare, negli Stati Uniti.
Se la deportazione negli Stati Uniti dei venticinque detenuti politici fa­entini si era conclusa felicemente, pur con le accennate difficoltà, meno facile si presentava quella dei più numerosi detenuti nel Forte Urbano di Bologna ed anche, in un primo tempo, in altre carceri dello Stato ponti­ficio.
Diciamo in un primo tempo , in quanto dopo la partenza dei primi due gruppi di deportati, dieci nel gennaio 1856 ed altri dieci nel successivo maggio 1856, nell'ottobre dello stesso anno fu ordinato che tutti i detenuti politici di cui si prevedeva la deportazione fossero concentrati a Bologna, nel Forte Urbano.47) Pertanto, non tutti i detenuti politici che furono effet­tivamente deportati figurano nell'elenco dei novanta detenuti del Forte Urbano di Bologna che avevano accettato nel 1855 di scambiare la deten­zione con la deportazione in lontane regioni e che riportiamo più avanti e, per contro, furono deportati anche detenuti politici che non figuravano in quell'elenco.
Un costante timore delle autorità pontificie era che i deportati riuscis­sero a sbarcare in un porto europeo, e specialmente a Gibilterra, ove le navi potevano fare scalo, e da qui prima o poi rientrassero nello Stato romano. Non si trattava di un timore infondato, in quanto non mancarono casi di riuscita di un simile tentativo da parte di emigranti coattivi del Regno delle Due Sicilie.
Essi avrebbero dovuto essere condotti sino al porto toscano di Livor­no, non più per via marittima, ma per via di terra, a piccoli gruppi, scortati da gendarmi in abiti borghesi ed, oltre confine, anche da gendarmi del Granducato. La scelta di Livorno quale porto di imbarco e del trasferimen­to via terra portò alla necessità di un ulteriore accordo con il Granducato
47) Ne dette notizia il Direttore generale di Polizia al Direttore generale delle Carceri e Case di Condanna, con lettera del 15 ottobre 1856, in AS Roma, DG Polizia, PR, carteggio, n. 3587, b. 519, fase 29 cit sottofasc. non numerato (con precedente n. 11) dal titolo originale Sulle massime adottate per la sicurezza dei detenuti precauzionali.