Rassegna storica del Risorgimento
Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
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2001
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Elio Lodolim
di Toscana sulla custodia degli emigranti forzati, in quanto essi erano prigionieri sino al momento dell'imbarco, e dovevano essere pertanto scot-tati da custodi armati. Nelle operazioni di scorta furono coinvolti quindi anche gendarmi del Granducato.
Altra necessità era quella di suddividere' i deportati in piccoli gruppi, di dieci o dodici uomini al massimo, da imbarcare in tempi diversi;- sia per motivi di sicurezza che per suddividere le spese del passaggio marittimo. Le spese, poi, oltre al prezzo del passaggio e del mantenimento.: a bordo, comprendevano anche l'acquisto di un minimo di capi di vestiario, in quanto i deportati, in gran parte poverissimi, non ne avevano.
Fra le difficoltà delle nuove deportazioni, oltre ai timori di fuga e la difficoltà di un trasferimento di detenuti, e relativa scorta, attraverso un Paese straniero, la spesa costituiva un freno non indifferente.
Difatti, se i venticinque faentini emigrati nel 1854 erano quasi tutti forniti di alcuni indumenti e forse anche di un po' di denaro, i detenuti del Forte Urbano erano privi di tutto, tanto che, oltre alle spese per il passaggio marittimo, il vitto ed un minimo di denaro per il sostentamento nei primi giorni dopo l'arrivo in America (per i dieci partiti nel maggio 1856 il Direttore generale di Polizia indicava al Console generale pontifìcio in Livorno la somma di 15 scudi;48) i sei partiti nell'ottobre 1858 ricévettero: dal Console generale pontificio a Livorno 75 franchi ciascuno)49) in quanto gli Stati Uniti non ammettevano più emigrati che non avessero mezzi di sostentamento,50) occorreva addirittura rivestirli da capo a piedi. In vari documenti sono indicati anche la bolletta di Sanità e visto del Console americano e la tassa per l'ospedale a Nuova York, cioè per la quarantena degli immigrati.
"8) Cesi; precisato dal Direttore generale della Polizia pontifìcia al Console generale pontifìcio in Livorno con lettera datata Roma, 5 maggio 1856, n. 3587 PR, in AGACE, AH, Cons. pont. Livorno,
40) Risulta da una ricevuta del seguente tenore: Noi sottoscritti abbiamo ricevuto daliTll.mo Sig. Comm. Vincenzo Calza, Console Generale Pontificio in JSJvorno, pezzi quindici di cinque franchi per ciascuno che in tutto formano la somma di pezzi novanta, i quali devono servire per il nostro mantenimento nei primi giorni del nostro arrivo a Nuova York. Livorno, 1 ottobre 1858. Firmarono col proprio nome Salvatore Alberici e Gaetano Mariotti, con un segno di', croce Giuseppe Matteuzzi, Carlo Nannettl, Alessandro Ventura, Gaetano Zagagli: AGACE, AH, Cons, pont. Livorno, cassa 23i;
SÓJ Lo comunicava il Delegato apostolico di Civitavecchia alla Direzione generale di Polizia con lettera del 12 settembre 1855, n; 1067 (prot. di arrivo 4079), in AS Roma, Polizia, PR, carteggio, n. 3587, b. 519, fase. 29 cit., sotto fase, non numerato (con precedente n, 8) dal titolo originale Detenuti precauzionali nel Forte Urbano che han chiesto di emigrare spontaneamente in lontane regioni. Provvidenze adottate.