Rassegna storica del Risorgimento

Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <345>
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Detenuti politici dello Stato pontificio 345
La lettura dei documenti che io compongo non è agevole, sia per il deterioramento della carta, sia per le incertéze àiei nmi di navi e capitani statunitensi. In qualche caso le denominazioni sono state tradotte, tanto che vi è indicato quale nome di una nave americana Regina Vittoria, mentre in altri documenti la stessa figura con la denominazione, evidentemente più esatta, di Qiteen Victoria; i nomi dei comandanti delle stesse navi sono scritti con grafie approssimative ed in almeno un caso al posto del nome di un capitano c'è uno spazio bianco.
Non possiamo dare una esatta segnatura archivistica della documenta­zione conservata ad Alcalà de Henares, in quanto essa, come abbiamo detto, si trovava, alla rinfusa e frammista ad altri fondi, in varie casse, e soprattutto in quelle che recano i numeri 23 e 49 di una numerazione generale. Comunque, il materiale documentario del Consolato generale pontificio a Livorno non è moltissimo e se il fondo verrà riordinato1 non sarà difficile reperire i documenti di cui diamo qui l'indicazione.
8. I contatti con il Granducato di Toscana per il trasferimento dei de­tenuti da Bologna a Livorno, quindi attraversando il territorio toscano, furono tenuti, come già detto, per via diplomatica, per il tramite dalla Legazione toscana a Roma. Per un primo gruppo di dodici detenuti (furono poi 'effettivamente soltanto dieci), il Governo toscano dette il proprio assenso, a determinate condizioni, precisate in una lettera del Consigliere Presidente Baldasseroni al Marchese Scipione Bargagli, Ministro residente di Toscana presso la Santa Sede, datata Firenze, 2 ottobre 1855, e da questi trasmessa in copia, allegata ad una propria lettera del 4 ottobre (le poste allora funzionavano con molta rapidità), a Mons. Matteucci, Direttore generale della Polizia pontificia. Si precisava che il Governo toscano deside­rava prendere al trasferimento una parte meramente passiva. I detenuti avrebbero dovuto entrare in Toscana, sótto scorta di gendarmi pontifici, da Porretta. Qui sarebbero stati incontrati dalla Gendarmeria toscana, in ap­poggio alla scorta pontificia, e scortati sino a Pescia, ove avrebbero pernot­tato. Da qui avrebbero dovuto essere trasferiti a Livorno per ferrovia, ed a
Regno delle Due Sicilie e del Ducato di Parma e Piacenza, presso il Regno di Sardegna, in Torino, delia Legazione del Regno delle Due Sicilie presso la Confederazione Elvetica, anch'essa con sede in Torino, della Legazione del Ducato di Parma e Piacenza presso il Granducato di Toscana in Firenze e forse altri. Tutti questi archivi o parti di archivi erano stati arridati al momento dell'Unirà d'Italia, da rappresentanti diplomatici che evidentemente non avevano aderito al nuovo Stato italiano, ai diplomatici della Spagna, che inom :avevft aliata riconosciuto il Regno d'Italia. La questione degli archivi di alcune rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati preunitari italiani attende ancora una definizione, anche se iper; alcuni di essi fu sollevata già all'indomani dell'Unità e parzialmente risolta.