Rassegna storica del Risorgimento
Stato pontificio. Stati Uniti d'America. Secolo XIX
anno
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2001
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pagina
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347
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Detenuti politici dello Stato pontifìcio 347
costretti; 3) che avessero i mezzi per la loro sussistenza in America nei primi tempi dopo il loro arrivo .
A Firenze come Binda scrisse al collega Calza, Console pontificio in Livorno, con lettera datata Firenze, 8 gennaio 1-856 la mattina del 6 gennaio si era recato al Ministero degli Affari Esteri, dove mi significarono che non avevano affatto inteso parlare, o presa alcuna parte, nell'affare degli Emigranti Romagnoli, ed al Ministero dell'Interno, dove non aveva trovato il Ministro, ma il Segretario Generale, Allegretti, il quale gli aveva assicurato che non si aspettava, per deciderlo nel modo richiesto, che una risposta del Sig. Governatore di Livorno .
Ad Allegretti, Binda ripetè i tre punti qui sopra indicati, assicurandogli che le tre condizioni si verificavano nel caso specifico. Assicurazione, evidentemente fornita sulla base delle informazioni che allo stesso Binda erano state date dal Console pontificio Calza, e che non corrispondeva del tutto al vero, quanto meno nella sostanza. Cioè, era vero che gli emigranti non fossero condannati o inquisiti per reati comuni; ma il Commissario straordinario pontificio per le Legazioni e Pro-legato di Bologna li aveva definiti, sia pur forse con una certa dose di esagerazione, individui che vissero sempre nel furto e nei delitti d'ogni maniera , ed il furto non poteva essere certamente considerato politico.
Non solo; ma i passaporti rilasciati ai deportati dalle autorità pontificie recavano il contrassegno convenzionale che veniva apposto sui documenti degli individui gravemente sospetti, ed il Console generale pontificio in Livorno aveva l'ordine di reiterare quel contrassegno nell'apporre sui passaporti il proprio visto.56)
Non sappiamo se un simile contrassegno fosse noto alle autorità preposte aU'immigrazione negli Stati Uniti; probabilmente no, altrimenti i deportati non sarebbero stati ammessi sul territolto statunitense al momento dello sbarco. Si trattava, comunque, di un contrassegno noto al Console generale dello Stato Pontificio a Nuova York e che doveva impedire agli emigranti il rientro nello Stato pontificio, anche se nel caso dei due faentini Rava e Troissi non sembra che il rappresentante consolare dello Stato pontificio a Nuova York lo avesse rilevato.
59 AGACE, AH, Cons. pont. Livorno, cassa 23,
5 Cosi. p. es. è precisato nella lettera del Commissario straordinario per le Legazioni e Pro-legato di Bologna al Console generale pontificio in Livorno, datata Bologna, 10 maggio 1856, Polizia, n. 658 P.R. (AGACE, AH, Cons. pont. Livorno), relativa ai dieci deportati partiti nel maggio 1856: dal capo della scorta di gendarmi pontifici, maresciallo Lambcrtini, il Console doveva ricevere i passaporti, che Ella si compiacerà vidimare secondo le istruzioni ricevute dalla Direzione generale di Polizia per la stabilita destinazione ripetendo nei visto il segno di gravemente sospetto con cui sono marcati .