Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <430>
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430 Li-bri e periodici a
Alla politica amministrativa locale, all'evoluzione del tessuto sociale ed eeono> mico, ai sentimenti civili e religiosi della città dedicano i loro corposi saggi Gian­franco E. De Paoli, Marziano Brignoli, Marina Tesoro, Elisa Signori, Fabio Zucca, Pierangelo Lombardi, Giulio Guderzo.
La cultura pavese, caratterizzata dalla grande funzione storica dell'Università con il suo patrimonio di tradizioni scientifiche e con quella capacità di rinnovamento che dalla pila di Alessandro Volta al Premio Nobel per la medicina di Camillo Golgi ne fecero un'istituzione di livello mondiale, è sondata da Alberto Gigli Ber-zolari, Alessandra Ferraresi, Paolo Mazzarello, Antonio C. Capelo, Conceicào Dos Santos, Mario Ferrari, Alberto Gabba, Luciano Masselli, Domenico Magnino, Felice Milani, Rossana Bossaglia, Gigliola De Martini.
Il presidente del Comitato pavese dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Gianfranco E. De Paoli, analizza le vicende di Pai/ia dall'Età francese all'Unità d'Italia (pp. 11-68). Le pagine di De Paoli sono fitte di nomi illustri del nostro Risorgimento variamente attivi a Pavia, tra i quali Pietro Moscati, Teodoro Barbieri, Giovanni Rasori (direttore della rivista Annali di sciente e lettere, alla quale collaborò Ugo Foscolo), il molisano Francesco Lomonaco, Gian Domenico Roma-gnosi, Agostino Depretis e Carlo Cairoli, ai cui figli Benedetto, Ernesto, Luigi, Enri­co e Giovanni Marziano Brignoli dedica uno dei suoi contributi, I Cairoli (pp. 69-76), mentre nel secondo esplora le Battaglie in territorio pavese in Età risorgimentale (pp. 77-83): la Cava (20 marzo 1849), la Sforzesca (21 marzo 1849), Mortara (21 marzo 1849), Montebello (20 maggio 1859), Palestro (30-31 maggio 1859).
Marina Tesoro, Politica e amministrazione nell'Età liberale (pp. 85-121), spiega che nel primo decennio postunitario Pavia fu amministrata da un ristretto gruppo di proprietari terrieri, per lo più aristocratici, di professionisti e di professori (nella città, sede dell'antico ateneo, il prestigio culturale e il titolo universitario, a prescinde­re dall'appartenenza politica, hanno storicamente rappresentato un importante requi­sito di accesso al ceto politico) che si riconoscevano nelle posizioni della Destra sto­rica , mentre a livello nazionale venne rappresentata da Benedetto Cairoli, eletto in Parlamento sin dalle prime elezioni generali del febbraio 1861 nelle file dei democra­tici (/, p. 86). I moderati pavesi si riconoscevano appieno nel pensiero liberale, basato sull'esaltazione della libertà individuale e sulla difesa delle istituzioni la Co­rona e il Parlamento e escludevano dal proprio orizzonte politico ogni prospetti­va di inserimento dei ceti subalterni nello Stato. Nell'ambito della politica municipale rivendicavano alla propria parte le virtù dell'equilibrio e della ragionevolezza, si pre­figgevano compiti di buona amministrazione e badavano soprattutto a contenere le spese pubbliche e a impedire aggravi nell'imposizione diretta. Disponevano di un giornale di riferimento (// Patriota, fondato nel 1864) ma nutrivano profonda diffi­denza per le organizzazioni di parte o di partito ,
Al contrario, gli esponenti della sinistra, alcuni partecipi di iniziative mazzinia­ne o garibaldine, pur esprimendo punti di vista diversi, dal liberalismo progressista, ma monarchico, al garibaldinismo, al repubblicanesimo di tonalità sovversiva , si sentivano impegnati in un disegno, più o meno radicale, di democratizzazione della