Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <431>
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Libri e periodici 431
società e dello stato, confidavano nelle potenzialità modernizzatici degli end locali e si mostravano sensibili alle richieste di partecipazione politica e di miglioramento economico dei ceti meno abbienti. Inoltre, nella scia di Mazzini, avevano precoce­mente maturato una cultura organizzativa. Perciò, da un lato si erano impegnati nel sostegno di giornali quali II Popolano, Il Ticino, La Libertà, persuasi della funzione civile e pedagogica della stampa. Dall'altro avevano scelto di operare politicamente in organismi strutturati quali la Società di mutuo soccorso degli operai fondata nel 1860, che, almeno nella fase iniziale, nonostante la presenza di tanti soci onorari di orien­tamento conservatore, si configurò come strumento di proselitismo repubblicano, e la Società dei reduci dalle patrie battaglie, istituita nel 1868, che si qualificò come una sorta di partito dei Cairoli , con evidente impronta garibaldina. Questa eterogenea sinistra pavese era arricchita dalla presenza di un corpo studentesco che non soltanto era naturalmente predisposto alla contestazione e alla protesta, non foss'altro per morivi di età , ma che per antica consuetudine sapeva anche dare corpo a pro­prie forme associative quali il Circolo degli studenti repubblicani dell'Università di Pa­via, attivo dal 1861, che annoverava Giuseppe Mazzini come presidente onorario, VAssociazione dei giovani repubblicani e la Società democratica degli studenti. Personaggi come Osvaldo Gnocchi Viani, Ettore Sacchi, Giuseppe Marcora, Carlo Romussi, Filippo Turati, destinati a distinguersi sulla scena politica nazionale nelle fila del-PEstrema sinistra, erano stati studenti dell'Ateneo ticinese negli anni Sessanta e Set­tanta , precisa la Tesoro {ivi, p. 87).
La trama associazionistica intessuta dai democratico-republicani, permeando la società e intrecciandosi con le istituzioni si trattasse di enti locali o di uffici pub­blici, di istituti di credito, di organismi assistenziali oppure di strutture educative produsse come risultato non sol di selezionare al suo interno una porzione consi­stente delle élites politiche locali, quanto, soprattutto, di coinvolgere e mobilitare i settori sociali più bassi della popolazione, contadini inurbati e dediti ai più disparati mestieri, artigiani, piccoli commercianti. In questo ambito rileva la Tesoro , mentre si consolidavano forme consuetudinarie di sociabilità, si elaboravano liturgie di riconoscimento e si costruivano itinerari simbolici, veniva alla luce il carattere ormai dominante della città e destinato a rimanere tale almeno fino ai primi anni Novanta, che fu democratico, repubblicano (in varie nuances) e spiccatamente laico (VP- 91).
L'anticlericalismo tanto più cresceva in Pavia secondo la Tesoro quanto più emergeva la capacità di presa sulla società pavese esercitata dalla predicazione del vescovo Agostino Kiboldi (consacrato nel 1877) il quale, in pochi anni, aveva con­dotto la diocesi ad una svolta epocale , trasformando il seminario in un vivacissi­mo centro di cultura, fondando il nuovo oratorio di S. Luigi, moltiplicando le istitu­zioni scolastiche rette da congregazioni religiose o potenziando quelle già esistenti, dando vita a una serie di associazioni in evidente concorrenza con le corrispondenti strutture laiche , dalla Società operaia cattolica, fondata nel 1881 con finalità di mu­tuo soccorso, alla Scuola serale che aprì i battenti nel 1883, al Circolo S. Severino Boe-0o rivolto agli studenti universitari- Assai prima dell'antimassonica enciclica leonina