Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <433>
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Uhri periodici
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rio laico (al quale faceva capo anche una sezione femminile, denominata ha Gioiosa) si proponeva come istituzione puramente civile e apolitica, con scopi educativa e ri­creativi, aperto a fanciulli dai 6 ai 16 anni. L'intento di porsi in alternativa all''Oratorio di S, Zjtigì fondato nel 1880 dal vescovo Riboldi presso il seminario apparve anche dal risvolto simbolico della scelta della sede. 11 comitato ordinatore nel quale figu­ravano personalità della Loggia Pedotti, della Società democratica e dei reduci, della Con­federatone operaia, della Società di cremazione chiese c'ottenne dal Comune di sta­bilire i suoi locali nell'antico monastero di S. Dalmazio, dove avevano sede la Palestra civica e la Società ginnastica pavese, ma che lungamente aveva ospitato l'oratorio cattolico voluto da Monsignor Luigi Tosi (1763-1845), guida spirituale di Alessandro Manzoni e vescovo di Pavia.
La morte di Benedetto Cairoli nel 1889 e quella di Costantino Mantovani nel 1890 segnarono un cambio generazionale nelle élites politiche locali, specificamente di quelle democratiche. Gli uomini del Risorgimento cedevano il passo ai giovani, che erano cresciuti nel culto di quella storia ma non l'avevano vissuta personalmente e che operavano in una realtà in fase di mutamento economico e politico-sociale. Cominciavano a manifestarsi gli effetti dell'industrializzazione (a Pavia si era insedia­to nel 1882 lo stabilimento Hartmann e Guarneri, prima impresa non collegata alla trasformazione dei prodotti agricoli), nascevano i partiti politici organizzati, sorgeva­no le prime Camere del lavoro e nell'ambito cattolico si affermava il clerico-
moderatismo.
Se i radicali rimasero ancorati per qualche tempo al modello organizzativo ori­ginario (la Società democratica e dei reduci) e continuarono ad applicare nel modo tra­dizionale e sperimentato le loro liturgie politiche, i liberali moderati, raccolti nel­l'associazione ribattezzata Unione liberale monarchica, ridefinirono le regole statutarie, cercarono nuove occasioni di sociabilità (ai salotti e al Club dell'Unione si aggiunsero, per esempio, il Caffè Demetrio e il Club della Torre) e si dotarono di un organo di stampa, Il Progresso. I repubblicani mazziniani ripresero energia e fondarono un nuo­vo circolo politico, VUnione repubblicana, e un giornale, Il Piccolo, spinti soprattutto dall'attivismo di Giovanbattista Pirolini, che nel 1890 divenne direttore de ha Provìn­cia pavese, stabilendo stretti contatti col gruppo milanese in quel torno di tempo im­pegnato a dare vita al PRI.
Ma i protagonisti di quel mutamento furono i socialisti, .attenti a definire e a rafforzare il neonato partito, e i cattolici, i quali cercavano dì -non- essere esclusi dalle vicende del Paese. Il gruppo operista-socialista, che aveva quale punto di riferimento il Circolo di studi sociali promosso dallo studente Carlo Bianchi, fomentò la polemi­ca con gli antichi amici e sodali per affrancarsi dalla matrice democratica. L'anti­clericalismo riproposto da radicali e repubblicani per ridare compattezza alle forze della sinistra non funzionò. Il Circolo di studi sociali si trasformò in Circolo socialista aderente al Partito dei lavoratori italiani. Da parte loro, i cattolici apparivano animati da spirito di riconquista e decisi a liberare Pavia dal giogo di atei, lìberi pensatori, massoni, sovversivi di varia natura. ,11 giornale della curia, // Ticino, diretto dal trio vane sacerdote Anastasio Rossi, alzò il tiro osserva con acutezza la Tesoro in