Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
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2001
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Libri e periodici
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ni politiche delle quali facevano parte, gli amministratori pavesi, chi con minore e-nergia, chi con maggiore impegno, seguirono il filo di progetti complesijtóente utili al bene della città in vari settori quali la viabilità, l'edilizia pubblica, i servizi pubblici, l'inquadramento funzionale dei dipendenti pubblici, il sostegno a istituti di istruzione (ivi, p. 119).
Altrettanto robusto è l'impianto metodologico del saggio di Elisa Signori, Pavia tra due guerre mondiali (pp. 123-156). Come la Tesoro, anche la Signori è attenta alla storia della sociabilità, dei giovani, della forma-partito, dei simboli, delle -liturgie, degli spazi identitari. Molto apprezzabile è altresì l'equilibrata pacatezza con la quale la Signori, tracciando un sintetico bilancio storico del progetto fascista per quanto concerne Pavia, ne sottolinea l' esito concreto [...] complessivamente e tragicamente regressivo ma contemporaneamente puntualizza che questo bilancio è peraltro assai articolato e non privo [...] di zone d'ombra (ivi, p. 124), e studia i venti mesi (1943-1945) durante i quali molte guerre si intrecciarono anche nella quotidianità dei pavesi (ivi, pp. 149-154).
Per quel che più specificamente interessa questa Rivista, dalle pagine della Signori emerge la forza del composito schieramento interventista, il cui centro propulsore fu il Comitato Avanguardista Universitario, nel corso della prima guerra mondiale, lungo la quale la città si trasformò da polo universitario a città-ospedale (ivi, pp. 127 e sgg.).
Le prime elezioni amministrative (1920) del dopoguerra consegnarono il governo locale in 156 dei 221 comuni della provincia compreso quello del capoluogo a giunte a maggioranza socialista e connotarono dunque Pavia come una delle province più rosse dell'Italia settentrionale. Ma il reinserimento dei reduci, le aspettative e la nuova consapevolezza rivendicativa maturate durante il conflitto alimentarono una stagione di agitazioni contadine e operaie tanto impetuose e radicali da travalicare i confini del confronto sindacale e travolgerne le modalità di mediazione e dialogo fino a configurarsi come uno scontro frontale e replicato tra lavoro e proprietà . Per queste ragioni Pavia può essere analizzata secondo la Signori come un ease-study paradigmatico per ripercorrere quella dinamica socio-politica che, nell'arco di un quadriennio, vide prima l'affermazione dei socialisti entro le istituzioni di governo locale e nelle organizzazioni sindacali, quindi la loro disfatta ad opera di un soggetto politico nuovo il movimento fascista che, grazie a tempestivi è sagaci aggiustamenti di rotta nella strategia di radicamento sociale , ma soprattutto usando in modo spregiudicato la violenza ed esibendo valori patriottico-risorgi-mentali, seppe accamparsi al centro del quadro e funzionare come leva eversiva dell'assetto libcral-parlamentare (ivi, p. 133), contando anche sulla determinazione di uomini quali Gigi Lanfranconi, Maso Bisi e Cesare Forni.
Dopo lo studio di Fabio Zucca sulle Presente militari a Pavia e Provincia fra XVlll é XIX secolo (pp. 157-181), Pierangelo Lombardi analizza Pavia economica tra Otto e Novecento (pp. 183*230). mettendo in evidenza che nel primi anni del Novecento, quando la struttura industriale del capoluogo conobbe un salto di qualità, la vocazione agraria del territorio non ne fu -scalfita e la città e la provincia continuato-