Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <435>
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Libri e periodici
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ni politiche delle quali facevano parte, gli amministratori pavesi, chi con minore e-nergia, chi con maggiore impegno, seguirono il filo di progetti complesijtóente utili al bene della città in vari settori quali la viabilità, l'edilizia pubblica, i servizi pubblici, l'inquadramento funzionale dei dipendenti pubblici, il sostegno a istituti di istruzione (ivi, p. 119).
Altrettanto robusto è l'impianto metodologico del saggio di Elisa Signori, Pavia tra due guerre mondiali (pp. 123-156). Come la Tesoro, anche la Signori è attenta alla storia della sociabilità, dei giovani, della forma-partito, dei simboli, delle -liturgie, degli spazi identitari. Molto apprezzabile è altresì l'equilibrata pacatezza con la quale la Si­gnori, tracciando un sintetico bilancio storico del progetto fascista per quanto con­cerne Pavia, ne sottolinea l' esito concreto [...] complessivamente e tragicamente re­gressivo ma contemporaneamente puntualizza che questo bilancio è peraltro assai articolato e non privo [...] di zone d'ombra (ivi, p. 124), e studia i venti mesi (1943-1945) durante i quali molte guerre si intrecciarono anche nella quotidianità dei pavesi (ivi, pp. 149-154).
Per quel che più specificamente interessa questa Rivista, dalle pagine della Si­gnori emerge la forza del composito schieramento interventista, il cui centro propul­sore fu il Comitato Avanguardista Universitario, nel corso della prima guerra mondiale, lungo la quale la città si trasformò da polo universitario a città-ospedale (ivi, pp. 127 e sgg.).
Le prime elezioni amministrative (1920) del dopoguerra consegnarono il go­verno locale in 156 dei 221 comuni della provincia compreso quello del capoluo­go a giunte a maggioranza socialista e connotarono dunque Pavia come una delle province più rosse dell'Italia settentrionale. Ma il reinserimento dei reduci, le aspettative e la nuova consapevolezza rivendicativa maturate durante il conflitto ali­mentarono una stagione di agitazioni contadine e operaie tanto impetuose e radicali da travalicare i confini del confronto sindacale e travolgerne le modalità di mediazio­ne e dialogo fino a configurarsi come uno scontro frontale e replicato tra lavoro e proprietà . Per queste ragioni Pavia può essere analizzata secondo la Signori come un ease-study paradigmatico per ripercorrere quella dinamica socio-politica che, nell'arco di un quadriennio, vide prima l'affermazione dei socialisti entro le istituzio­ni di governo locale e nelle organizzazioni sindacali, quindi la loro disfatta ad opera di un soggetto politico nuovo il movimento fascista che, grazie a tempestivi è sagaci aggiustamenti di rotta nella strategia di radicamento sociale , ma soprattutto usando in modo spregiudicato la violenza ed esibendo valori patriottico-risorgi-mentali, seppe accamparsi al centro del quadro e funzionare come leva eversiva dell'assetto libcral-parlamentare (ivi, p. 133), contando anche sulla determinazione di uomini quali Gigi Lanfranconi, Maso Bisi e Cesare Forni.
Dopo lo studio di Fabio Zucca sulle Presente militari a Pavia e Provincia fra XVlll é XIX secolo (pp. 157-181), Pierangelo Lombardi analizza Pavia economica tra Otto e Novecento (pp. 183*230). mettendo in evidenza che nel primi anni del Nove­cento, quando la struttura industriale del capoluogo conobbe un salto di qualità, la vocazione agraria del territorio non ne fu -scalfita e la città e la provincia continuato-