Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno
<
2001
>
pagina
<
437
>
Labri e periodici 437
nella sua importanza genetica e strutturale rispetto all'intero organismo italiano nel quale vive.
CLAUDIO SPIRQNELU
Fine di mo stato: Il Ducato di Lucca (1817-1847). Convegno. Lucca, 9-12 ottobre 1997, in Actum Luce, Anno XXVI (1997), 1-2; Anno XXVII (1998), 1-2; Anno XXVIII (1999), Anno XXIX (2000), 1-2.
Gli atti del convegno che nell'ottobre 1997 ha dato luogo a un vasto dibattito su uomini ed istituzioni del Ducato di Lucca in epoca borbonica rappresentano un prezioso contributo alla conoscenza di un piccolo Stato al quale i manuali di storia dedicano esiguo spazio. I risultati di un incontro a cui hanno partecipato autorevoli studiosi sono stati pubblicati in quattro densi volumi che offrono un quadro generale ampio e articolato volto a molti diversi aspetti della vita del Ducato, con elementi, spesso, di assoluta novità, almeno per tutti coloro che non sono esperti di storia locale. Ne emerge un'immagine di una città tra luci e ombre, ancorata alla tradizione, con una presenza giudicata eccessiva della Chiesa, potere forte, nella vita pubblica, e con i problemi posti dai rapporti con la Toscana e da una fine già segnata.
La prima parte del convegno dedicata allò stato e alla società affronta ì temi della legislazione, dei rapporti tra autorità civile e religiosa, delle relazioni diplomatiche. Pone nella giusta luce la figura di Ascaino Mansi, statista di elevate qualità e protagonista assoluto nelle scelte e nella gestione della cosa pubblica; studia, con analisi attenta e preciso giudizio critico, la classe dirigente aristocratica nei suoi uomini più rappresentativi, cogliendo le motivazioni di un attaccamento al passato, e insieme le graduali aperture ad una realtà politica e sociale che muta; tratta, infine dell'organizzazione sanitaria e dell'attenzione a quanto avviene, in campo scientifico, negli Stati confinanti. Una seconda sezione analizza l'economia: le attività produttive agricoltura ed industria le vie di comunicazione. Largo spazio hanno i temi della finanza e del debito pubblico, del turismo, del Monte di pietà; il discorso si allarga alle riforme, e ai delicati rapporti con il Granducato di Toscana.
I due ultimi volumi sono dedicati alla cultura, ed articolati in molte diverse direzioni: teatri, musica, musei, architettura, paesaggio, biblioteche, archivi, scuola, università, scienze.
Non è. possibile ricordare qui tutti i contributi, di varia qualità ma utili ad approfondire la conoscenza di un microcosmo che, al di là del limitato peso politico, offre non pochi esempi di corretta amministrazione. Di particolare spessore gli interventi di Francesca Sofia, Arnaldo D'Addano ed Alessandro Volpi, che hanno volto la loro indagine con grande rigore critico ad istituzioni e classe dirigente. Romano Coppini ha affrontato con la sua nota competenza il problema del debito pubblico, dei prestiti, della finanza internazionale; Pier Giorgio Caniaiani, profondo conosciti-