Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <441>
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Libri e periodici 441
meva la prevalenza della camera elettiva ed un governo espressione di essa perché ciò a suo dire avrebbe impedito la realizzazione coerente ed in maniera conti­nuativa di un disegno politico riformatore a causa: soprattutto della molteplicità di interessi particolari e settoriali (cfr. p. 7) che inevitabilmente trovano una cassa di risonanza nelle istituzioni rappresentative. Egli auspicava una netta separazione dei poteri: un governo forte che fosse stabile ed autorevole e una camera elettiva la cui funzione principale fosse quella di controllare l'esecutivo più che quella di legiferare (cfr. p. 58). La sua preoccupazione era di garantire stabilità al sistema politico italiano in una prospettiva dinamica nella quale fossero comprese la politica sociale e le riforme.
Nel corso degli anni Sonnino avrebbe sempre di più concentrato la sua atten­zione sulla mancanza in Italia di un rapporto corretto fra i vari organi costituzionali: egli vedeva innanzi a sé la degenerazione delle istituzioni rappresentative, la fram­mentazione degli schieramenti e la complessiva disgregazione del sistema politico soprattutto negli anni dei governi della Sinistra e denunziava una prassi che can­cellava il confine fra i due poteri esecutivo e legislativo, determinando in tal modo un'usurpazione di spazi da parte del legislativo a danno dell'esecutivo (cfr. p. 208 e p. 22G). Era questo il fenomeno che Sonnino definì nel 1880 parlamentarismo, caratterizzato dalla debolezza del potere esecutivo e dalla confusione dei ruoli: da un lato l'esecutivo si arrogava le prerogative del legislativo e si assisteva per di più ad una pericolosa ingerenza del governo nelle consultazioni elettorali; dall'altro la Came­ra invadeva il campo d'azione del potere esecutivo, ossia di quell'organo dello Stato che, oltre essere un'emanazione indiretta della rappresentanza nazionale, è pur anco il braccio della Corona, cioè del potere che negli ordinamenti costituzionali rappre­senta l'interesse generale della nazione all'infuori dei partiti (la citazione è riportate a p. 221).
In pratica i deputati, invece di legiferare e di controllare soltanto l'azione del governo, si sostituivano al potere esecutivo con l'obiettivo di governare il paese; il governo in tale maniera non rappresentava più l'interesse generale ed era diventato preda degli interessi e delle pressioni particolari: osserva Nieri che nella prospettiva di Sonnino il parlamentarismo, come impossibilità di fare l'interesse generale e o-stacoio all'assolvimento dei compiti propri di una vera classe dirigente, si configurava [,.,] come conservatorismo di fatto (p. 263). Era quindi necessario nell'ambito di una rigorosa separazione dei poteri un istituto che si facesse portatore degli interessi generali della, collettività: da qui nasceva la giustificazione storica della mo­narchia o della presidenza della repubblica (cfr. p. 223). La monarchia in particolare doveva farsi promotricc attiva di iniziativa politica, proprio per evitare che il parla­mentarismo avesse il sopravvento, con l'inevitabile conseguenza della prevalenza degli interessi locali e settoriali: il governo quindi doveva agire come organo della Corona e farsi portavoce degli interessi generali piuttosto che di quelli della mag­gioranza parlamentare, mentre la Camera doveva svolgere esclusivamente il compito di controllo dell'esecutivo> (cfr. p. 225). Governo forte non significava quindi governo autoritario , ma l'esatto contrario ed in Sonnino era frequente l'uso del-