Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
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Libri e periodici
l'espressione governo forte e liberale insieme; il parlamentarismo rappresentava invece un pericolo per le istituzioni liberali perché era causa di instabilità, debolezza, [...] arbitrio e prevaricazione (cfc. p. 226).
Perciò nel Torniamo allo Statuto egli giudicava necessaria e urgente la rivendicazione del potere esecutivo alla persona del Principe (la citazione è riportata a p. 230): il Re era il titolare esclusivo del potere esecutivo, esercitato per mezzo di ministri da lui nominati e revocabili e a loro volta responsabili degli atti di governo. Questa rivendicazione inoltre era complementare alla riaffermazione del principio dèlia responsabilità dei ministri nei confronti del parlamento: non vi era quindi l'esautoramento del parlamento né si toglieva ad esso forza e prestigio, ma si accresceva la stabilità dell'esecutivo richiamando ogni organo costituzionale ai propri compiti. Ugualmente Sonnino escludeva la possibilità di un governo del cancelliere: egli non puntava al rafforzamento puro e semplice dei poteri del presidente del consiglio, bensì auspicava il ritorno ad una sistema di monarchia liberale rappresentativa, con un ruolo di indirizzo politico del monarca.
Legato a questo aspetto della riflessione di Sonnino era l'analisi del funzionamento del sistema politico italiano: la ristrettezza della base sociale dello stato, l'insufficiente rappresentanza politica degli interessi e degli orientamenti presenti nella società (efr. p. 207), il fatto che il paese legale risultasse distante dal paese reale, i cui problemi non erano né tenuti presenti e né tanto meno rappresentati da chi sedeva nelle istituzioni rappresentative (cfr. p. 48), erano le questioni che egli ebbe presenti fin dagli anni giovanili. 1 deputati avrebbero dovuto essere espressione politica degli interessi presenti nella società e contrastanti tra di loro: solo così nella Camera avrebbe trovato posto la conflittualità che agitava la realtà italiana e le istituzioni sarebbero diventate specchio fedele delle forze e degli interessi in gioco (cfr. pp. 214-215). Si sarebbe potuto ottenere questo risultato con il sistema elettorale proporzionale, mentre il suffragio elettorale universale avrebbe rappresentato un mi-suratore del peso e dell'importanza che la borghesia riusciva ad avere nella società: perciò in Sonnino i due concetti erano legati fra loro. Un'ulteriore preoccupazione era quella di permettere agli appartenenti ai ceti medi di emergere sulla base delle proprie capacità individuali e dell'operosità che avevano saputo profondere nell'attività lavorativa (cfr, pp. 66-67).
Per Sonnino il suffragio universale altro non era se non la libera concorrenza portata nei campo politico- In quella misura in cui ciascuno saprà acquistare influenza sui suoi simili, dovrà pure valere politicamente (la citazione è riportata a p. 68). II suffragio universale sarebbe inoltre servito di stimolo per la borghesia, affinché essa fosse in grado di assolvere alle sue funzioni di classe dirigente: suo impegno precipuo doveva essere quello di riconoscete piena legittimità ai movimenti politici presenti a vario titolo nella società civile, consentendo una espressione politica alle classi popolari, incanalandole nell'alveo istituzionale e rinunziando ad utilizzare strumenti repressivi nei confronti delle loro rivendicazioni (cfr. p. 112). Sonnino auspicava una borghesia rìfbrmatrice la quale, dimostrando di essere in grado di trovare soluzioni per i problemi sociali, guadagnasse consensi nella società e basasse su