Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
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2001
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Uèri e periodici 443
questa sua capacità il titolo per esercitare la funzione di leadership', solo cosi si sarebbe potuto avere in Italia un partito liberale che fosse radicato nel tessuto sociale e capace dì acquisire consenso fra le masse popolari (cfr. p. 8 e p. 137; cfr. anche A. JannazzQ* Governo rappresentativo e democrazia nel pensiero di Sonnino, in ID., Liberali e azionisti fra politica e cultura, Palermo, La Zisa, 1993, pp. 13-27).
In questa maniera il liberalismo di Sonnino si connotava di contenuti chiaramente democratici: egli auspicava una società aperta ispirata ai valori della libertà e della tolleranza verso tutte le opinioni e le propagande pacifiche (la citazione è riportata a p. 237), una società nella quale la partecipazione popolare alla vita politica fosse favorita in ogni modo, perché vediamo costantemente grandeggiare gli stati con la partecipazione dei più alla cosa pubblica, e decadere malgrado ogni altra conquista della civiltà ed ogni sforzo individuale in contrario, quando gli interessi politici e sociali vengono rilasciati alla cura dei pochi, comunque ben disposti (la citazione è riportata a p. 217; a tale riguardo si veda anche quanto sostenuto da E. D'Amia nel saggio 11 fascismo e il Mezzogiorno, in Storia dei Mezzogiorno, voi. XIII, Dal fascismo alta repubblica, Napoli, Edizioni del Sole, 1990, pp, 17-42, in part pp. 229),
Il bipartitismo (o meglio la sua assenza in Italia) risultava essere in definitiva un falso problema, dal momento che era la rappresentatività dell'intero sistema politico ad essere carente. Giolito" avrebbe dato una risposta sbagliata a questo problema e nel dicembre del 1913 Sonnino lo accusò di aver messo in piedi e contribuito a mantenere in vita un sistema politico su base prettamente personale, che in maniera astuta riusciva a tenere tra loro distanti le correnti ed Ì gruppi presenti all'interno dello schieramento liberale per dimostrare che solo la sua persona era in grado di unificarli. Ciò assicurava a Giolito" il controllo delle varie anime del liberalismo italiano e impediva che potesse prendere corpo una candidatura alternativa alla sua: secondo Sonnino, Giolito vive e si sostiene preferibilmente sul contrasto anziché sull'accordo, mantenendo così una condizione di cose costantemente provvisoria e personale, in modo da rendere difficile o impossibile la situazione per qualsiasi successore (la citazione è riportata a p. 49).
Sonnino nutriva forti timori sulla possibilità che in Italia potesse realizzarsi un sistema bipartitico sul modello inglese, perché la divisione in due gruppi avrebbe comportato un inevitabile indebolimento dell'intero schieramento liberale. Quello che era urgente invece, era l'unione di tutte le forze liberali sulla base di una rinnovata piattaforma politica, vale a dire un vero e proprio partito liberale organizzato con solide radici ed articolato con strutture regionali e locali (cfr. p. 247). Nel 1911 Sonnino paventava il condizionamento che avrebbero potuto esercitare su due partiti liberali i gruppi estranei al liberalismo (anche se politicamente meno distanti dalle due componenti), vale a dire i clericali per i liberali conservatori e i socialisti per i liberali progressisti (cfr. p. 283). Sia il socialismo sia il clericalismo erano da lui visti come pericolosi despotismi soffocanti ogni libertà civile e morale f... queste due tendenze [-..] spingono sempre più verso la divisione della nazione in due grandi partiti estremi, con minaccia per ogni libertà- (la citazione è riportata a p. 229). Proprio per questo il partito liberale doveva superare le divisioni interne e porsi come