Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
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2001
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Libri e periodici
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nivano sfruttate perché motivi di carattere ideologico-politico portavano a concentrare l'attenzione soltanto su alcuni aspetti e temi.
Una impostazione che ritengo, da parecchi anni, di ostacolo ad una esatta comprensione della storia del primo mezzo secolo di vita del regno d'Italia è quella che lega strettamente la causa della conciliazione fra Stato e Chiesa al progetto di un partito conservatore nazionale . Ebbene, questo libro di Gampani mi sembra fornire interessanti elementi, che, a mio parere, favoriscono la possibilità di una interpretazione più articolata, secondo la quale si debbono distinguere due percorsi non sempre coincidenti, perché rincontro di una sola parte dei cattolici con una sola parte del liberali, quella moderata, poteva essere a volte di ostacolo nel cammino verso una conciliazione più vasta che coinvolgesse cattolici di diverse correnti e liberali di differenti partiti e portasse così ad un miglioramento prima informale e poi eventualmente formale fra le due istituzioni dello Stato e della Chiesa. Mi sembra che l'attento esame compiuto da Ciampani su vicende locali, amministrative, che a tratti però interessano realtà più ampie e personalità di vertice, permetta di considerare incontri e accordi anche tra cattolici intransigenti e componenti della Sinistra storica che possono schiudere future possibilità di allargamento di un processo ben più vasto di quello relativo alla collaborazione soltanto fra cattolici transigenti e liberalmo-derati.
La situazione di Roma, nella quale il temporalismo conservava spesso un carattere legittimista, mentre l'antitemporalismo nasceva anche da, inclinazioni, non solo anticattoliche, ma anticristiane e antireligiose, rendeva assai difficile l'instaurarsi di quella contrapposizione di principio fra transigenti e intransigenti che pur poteva riconoscersi in altre parti d'Italia. Lo stesso carattere dei romani, alieni da questo tipo di contrapposizioni, costituiva un forte ostacolo ad una divisione fra i cattolici a fondamento ideologico. E questo libro mostra chiaramente come a Roma la realtà sia diversa da quella di altre città e sia particolarmente complessa.
Dalla ricerca di Ciampani emerge infatti soprattutto la forza, in Roma, di un indirizzo di cattolici nazionali tutt'altro che ribelli nei confronti del Pontefice, tutt'altro che succubi nei confronti della Destra storica. E sono qui tenuti certamente presenti i risultati già raggiunti dalla storiografia relativa al conservatorismo nazionale , con gli studi di Ornella Confessore, Giuseppe Ignesti e Filippo Mazzonis, che avevano già colto differenze tra il netto aconfessionalismo autonomista del cattolici liberali toscani e l'atteggiamento più sfumato della corrente umbro-romana, non lontana dalla persona e dagli orientamenti di Gioacchino Pecci, già arcivescovo di Perugia e, dal 1878, papa Leone XIII.
Non mancano però ostacoli al cammino dei cattolici nazionali perché da un lato erano presenti, fra i cattolici, tendenze oscillanti fra legittimismo e confessionalismo intransigente, e dall'altro lato era forte la pressione di ambienti liberali che chiedevano ai cattolici di accettare, non soltanto i fatti compiuti sul piano territoriale e legislativo, ma pure i perduranti indirizzi laicisti tanto del governo quanto della opposizione.