Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <451>
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Libri e periodici
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nivano sfruttate perché motivi di carattere ideologico-politico portavano a concentra­re l'attenzione soltanto su alcuni aspetti e temi.
Una impostazione che ritengo, da parecchi anni, di ostacolo ad una esatta comprensione della storia del primo mezzo secolo di vita del regno d'Italia è quella che lega strettamente la causa della conciliazione fra Stato e Chiesa al progetto di un partito conservatore nazionale . Ebbene, questo libro di Gampani mi sembra for­nire interessanti elementi, che, a mio parere, favoriscono la possibilità di una inter­pretazione più articolata, secondo la quale si debbono distinguere due percorsi non sempre coincidenti, perché rincontro di una sola parte dei cattolici con una sola par­te del liberali, quella moderata, poteva essere a volte di ostacolo nel cammino verso una conciliazione più vasta che coinvolgesse cattolici di diverse correnti e liberali di differenti partiti e portasse così ad un miglioramento prima informale e poi even­tualmente formale fra le due istituzioni dello Stato e della Chiesa. Mi sembra che l'at­tento esame compiuto da Ciampani su vicende locali, amministrative, che a tratti però interessano realtà più ampie e personalità di vertice, permetta di considerare incontri e accordi anche tra cattolici intransigenti e componenti della Sinistra storica che possono schiudere future possibilità di allargamento di un processo ben più va­sto di quello relativo alla collaborazione soltanto fra cattolici transigenti e liberalmo-derati.
La situazione di Roma, nella quale il temporalismo conservava spesso un carat­tere legittimista, mentre l'antitemporalismo nasceva anche da, inclinazioni, non solo anticattoliche, ma anticristiane e antireligiose, rendeva assai difficile l'instaurarsi di quella contrapposizione di principio fra transigenti e intransigenti che pur poteva ri­conoscersi in altre parti d'Italia. Lo stesso carattere dei romani, alieni da questo tipo di contrapposizioni, costituiva un forte ostacolo ad una divisione fra i cattolici a fondamento ideologico. E questo libro mostra chiaramente come a Roma la realtà sia diversa da quella di altre città e sia particolarmente complessa.
Dalla ricerca di Ciampani emerge infatti soprattutto la forza, in Roma, di un indirizzo di cattolici nazionali tutt'altro che ribelli nei confronti del Pontefice, tutt'al­tro che succubi nei confronti della Destra storica. E sono qui tenuti certamente presenti i risultati già raggiunti dalla storiografia relativa al conservatorismo nazio­nale , con gli studi di Ornella Confessore, Giuseppe Ignesti e Filippo Mazzonis, che avevano già colto differenze tra il netto aconfessionalismo autonomista del cattolici liberali toscani e l'atteggiamento più sfumato della corrente umbro-romana, non lon­tana dalla persona e dagli orientamenti di Gioacchino Pecci, già arcivescovo di Peru­gia e, dal 1878, papa Leone XIII.
Non mancano però ostacoli al cammino dei cattolici nazionali perché da un lato erano presenti, fra i cattolici, tendenze oscillanti fra legittimismo e confessionali­smo intransigente, e dall'altro lato era forte la pressione di ambienti liberali che chie­devano ai cattolici di accettare, non soltanto i fatti compiuti sul piano territoriale e legislativo, ma pure i perduranti indirizzi laicisti tanto del governo quanto della op­posizione.