Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <456>
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pace di Versailles, era divenuto rumeno .') Così, in corrispondenza del confuso piamo dopoguerra, allorché è evidente la scomparsa della vecchia Austria, jaroslav Hasck, boemo per nascita, sottolinea lo smarrimento e la trepidazione dei reduci dell'Impero, alla ricerca delle loro nuove patrie, nella rinnovata e diversa Europa. Malgrado l'ironia dello scrittore, quella distribuzione dei popoli è l'immagine intensa di una situazione drammatica, resa vieppiù sofferta dall'inquietudine di quanti, nati sotto gli Asburgo, sentono adesso la mutata condizione di cittadini degli Stati succes­sori, eredi territoriali della Donaumonarchie. Ecco, piace a chi scrive iniziare con una citazione letteraria, di sapore mitteleuropeo, che rivela le paure e le incertezze per il futuro dei Cechi e dei Polacchi, degli Italiani, e degli Sloveni, quando l'Austria ripeto con lo Zweig non è [... più che una luce crepuscolare e come un'ombra grigia, incerta e senza vita dell'antica monarchia imperiale.3) Dunque, sul­lo sfondo di mutamenti così radicali, i popoli ex austroungarici assistono alla contra­stata affermazione statuale delle nazionalità un tempo serica storia, per cui quelle tre­pidazioni le possimo cogliere pure fra le genti delle terre irredente, dove le diverse etnie indicano, con passione e con tenacia, ma in un clima di drammatica e di violen­ta contrapposizione, delle rivendicazioni territoriali, per concretizzare infine gli obiet­tivi nazionali degli Italiani e dei Tedeschi, degli Sloveni e dei Croati.
Novembre 1918: Vittorio Veneto e l'armistizio di Villa Giusti, Armando Diaz ed i soldati regi simboleggiano rispettivamente i luoghi ed i protagonisti della memo­ria storica collettiva, certo legata alla vittoria militare e all'entusiasmo per il tricolore a Trento ed a Trieste, ma anche segnata dalla complessità dei gravi problemi, deri­vanti dall' annessione al Regno delle nuove province e di conseguenza dalla futura organizzazione amministrativo-istituzionale della Venezia Giulia e della Venezia Tri­dentina. Problema di non facile soluzione, a motivo di una diversità di quelle terre rispetto all'Italia, dovuta oltre ai menzionati rapporti interetnici soprattutto al sistema amministrativo locale, la cui impostazione, di origine asburgica, aveva con­sentito, a Pola come a Trieste, a Trento come a Bolzano, di attuare l'originale espe­rienza delle diete provinciali, se vero che grazie ad essa si era andata costruendo la vita civile locale, nella stagione del costituzionalismo viennese, quando il Manifesto dì Lsixenburg, la Patente di febbraio e la Costituitone di dicembre avevano determinato la progressiva trasformazione costituzionale del regno di Francesco Giuseppe. Perciò, da subito, a guerra terminata: vi è l'impegno dei governi Nitti, Giolitti e Bonomi ad individuare delle strutture di governo locale, che, inconsuete nella stessa Italia li­berale, garantissero il tradizionale decentramento, con cui i Trentini, i Giuliani e gli Istriani sono abituati /'// loco a reggere la cosa pubblica, come conseguenza dcll'auto-
') II passo e trarrò dal. racconto E si scrollò dì dosso M polvm dalle scarpe; il testo in JA­ROSLAV HASEK, U tuono mota t altri raccónti, presentazione di Angelo Maria Ripellino, Milano, 1963, pp. Zm>
11 passo è tradotto dall'edizione Francese del libro di STISPAN ZWHTG, Le monde d'bier. Souvenir* d'un Europèe, Paris, 1948, pi 329;