Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Bologna. Ordine pubblico. Secolo XX
anno <2001>   pagina <457>
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Libri e periodici 457
nomia già goduta. Inoltre, per gli esponenti politici italiani, più accorti; e lungimiranti, di estrazione liberale, socialista e popolare, tale ordinamento autonomistico avrebbe contribuito finanche alla soluzione dei problemi etnici, economici e sociali delle nuo­ve terre. Dunque, le regie autorità optano per il decentramento: se VUfficio Centra/e fiàf le Nuove Provincie e le Commissioni Consultive, centrali e regionali, sono gli organi­smi preposti all'attuazione dei nuovi indirizzi di politica locale, non di meno France­sco Salata e Luigi Credaro rappresentano gli autorevoli esponenti, che intendono la decentralizzazione amministrativa sia come la necessaria continuità con la passata tradizione autonomista sia come 1' inizio del nuovo corso storico, offerto alle due Venezie. Così, anche ai Tedeschi e agli Slavi del sud, insieme con gli Italiani figli del­la medesima terra istriana e trentina, sarebbe stata data l'opportunità di sentirsi fi­nalmente i nuovi e leali cittadini del Regno d'Italia, espressione di libertà, di tolleran­za e di progresso. Purtroppo, per il rovinoso svolgimento della lotta politica italiana del tempo (1918-1922), si avverte la difficoltà di realizzare una riforma così innovati­va; eppure, malgrado ciò, il liberale adriatico Francesco Salata è ancora determinato a garantire la diversità amministrativa delle nuove province. Poi, il Fascismo, con la sua politica di normalizzazione, si assumerà la responsabilità di rendere insanabile il con­trasto con le minoranze nazionali, in particolare in quelle terre all'estremo confine orientale d'Italia.
Avanti la fine dello Stato liberale, l'intenso dibattito sull'avvenire delle zone al­loglotte determina un confronto di progetti e di idee, che testimonia del diverso por­si degli Italiani di fronte al problema del reciproco rapporto centro-periferia; e, così, il nazionalista Ettore Tolomei è, per esempio, ostile a qualsivoglia concessione ai Tedeschi dell'Alto Adige non meno che ai Croati dell'Istria, anticipando quindi la successiva scelta snazionalizzatrice del ventennio. Singolare si rivela, dunque, il diver­so orientamento politico-ideale dell'istriano Francesco Salata e del trentino Ettore Tolomei: infatti, nell'Italia del primo dopoguerra, i due figli dell'Austria asburgica auspicano delle correzioni amministrative difformi, se non addirittura opposte, per caratteri e soluzioni.
Nei giorni del tramonto delle garanzie statutarie, allorché risulta impossibile svolgere liberamente il gravoso incarico istituzionale, a suo tempo ricevuto dal mini­stero Nitri, il Salata trasferisce la battaglia politico-ideale su Le Nuove Provincie, la ri­vista da lui fondata, al tempo della sfuggente libertà, momento alto del giornalismo italiano, perché esso rappresenta lo straordinario incontro a più voci dell'originale cultura liberaldemocratica di tradizione irredenta, portatrice dei valori di autonomia amministrativa, fiscale e scolastica.
Resta da ricordare il singolare status municipale dì Fiume, che, sospesa nell'Ottocento fra Vienna, Budapest e Zagabria, diverrà il corpus separatiti del Regno d'Ungheria, la pia bella perla della corona di Santo Stefano amministrativamente in­serita nel Magar Tengerpart (Litorale magiaro), la città di San Vito vive il cinquanten­nio ungherese sia come l'epoca dello sviluppo economico e urbanistico, come il tempo dell'impegno culturale tra l'Italia e lUtìghcria e sia come ;i giorni della trasformazione della coscienza municìpalista della Sua classe dirigente, che, italiana per sentimenti e