Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <486>
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avrebbero infatti procrastinato, sin* die, gli ordinamenti fiscali preunitari perché anche tra il 1864 e il 1868, quando fu creato, ex novo, l'ordinamento tributario italiano e furono introdotte l'imposta sui fabbricati, l'imposta di ricchezza mobile, il macinato, il bilancio dello Stato era ben lontano dal pareggio.
Ma, soggiungo, anche la mancata attuazione di una radicale riforma (che, si badi, suonava consenso ben giustificato alle linee fondamentali del sistema tributario voluto dalla Destra storica che aveva portato al pareggio) non escludeva, dì per sé, ritocchi volti ad eliminare alcune concrete ingiusti­zie e provvedimenti intesi a garantire una maggiore efficienza e il necessario ammodernamento.
Fu mitigato il peso dell'imposta di ricchezza mobile sugli operai ma, nella sostanza, le discipline delle imposte sulla terra (salvo il tentativo, nel 1886, della sua perequazione) sui fabbricati, sulla ricchezza mobile rimasero identiche con i loro tanti pregi e i circoscritti ma innegabili difetti.
All'interno delle diverse categorie di imposte vi fu qualche mutamento (e così tra quelle di fabbricazione l'inviso macinato fu sostituito dalle tasse su altri generi di largo consumo) ma nessun nuovo e moderno tipo di tributo fu aggiunto a quelli esistenti. Solo nei primi anni '90, ad opera di Giolitti e di Scannino, si ipotizzò di integrare le pur valide imposte dirette reali e proporzionali con una nuova imposta personale moderatamente progressiva: ma i due progetti, come dirò, non decollarono mai.
Scarsi provvedimenti si aggiunsero a quelli già adottati dalla Destra storica per contenere le evasioni9) che furono consistenti in specie per l'im­posta di ricchezza mobile riscossa per ruoli sui redditi professionali.10)
5> I secondi li ho evidenziati in G. MARONG1U, La politica fiscale della Destra storica, (1861-1876)t Torino, Einaudi, 1995, e ricordo qui i principali: il mancato coordinamento tra l'imposta di ricchezza mobile e i tributi sui terreni e sui fabbricati; il trattamento dell'industria agricola agli effetti dell'imposta di ricchezza mobile con una palese penalizza­zione dell'affitto diffuso in specie nell'Italia meridionale; la quantificazione della base imponibile nell'imposta sui fabbricati; l'assoggettamento a questo tributo degli immobili adibiti ad attività industriale; il suo peso maggiore nelle regioni a popolazione agglomerata e quindi al Sud. Ebbene, confrontando questo mio lavoro con un ampio articolo di F. S. Nitri del 1903 si riscontra che i difetti denunciati dall'autorevole studioso (coincidenti ma inferiori in numero a quelli enucleati nel mio lavoro) erano già presenti nella disciplina originaria (del 1864 e del 1865) delle tre imposte dirette, erariali e reali sul reddito e che, quindi, il venten­nio della Sinistra era passato invano: si veda F.S. Nrrn, Introducimi au systewe fìnancier de Il falle, 1903, ora in F.S Nrrn, Scritti di economia e finanza, Bari, Laterza, I960, voi. secondo a cura dì F. Caffé, p. 228 e gg.
*> Si veda G. MARONOIU, La politica fiscale delta Desina storica cit., pp. 186-189, 23,6-239 e, con specifico riguardo anche ai titoli del debito pubblico, pp. 231-233.
i; Per l'indicazione dei gettiti dell'imposta di ricchezza mobile con specifico riferir mento alle diverse categorie e per il raffronto tra j redditi libero-professional denunciati e