Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
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2001
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La politica fiscale di F. Crìspì 489
275 in quello 88-89: poi ricliscesero con forti oscillazioni tra i 224 milioni elei 91-92 e i 261 milioni del 95-96.
Registrarono un incremento enorme, il più consistente di tutti, le imposte di fabbricazione, che colpivano l'alcool, lo zucchero, la birra e le acque gazzose, le polveri, i fiammiferi, il gas, la luce e l'energia elettrica, gli olii minerali, il glucosio e l'acido acetico: il loro gettito che, dopo l'abolizione del macinato, nel 1884-85, era sceso a 24 milioni, risalì, nel 1896-97, a 45 e poi ancora a 90 nel 1900-01 e di esso le quote più consistenti erano dell'alcool (più di 30 milioni) e dello zucchero (più di 15 milioni).
Quanto alle altre tasse indirette sui consumi, il gettito della privativa sul sale aumentò lentamente dai 74 milioni del 1871 agli 86 dell'esercizio 1884-85. Ridotto il prezzo da lire 0,55 il kg. a lire 0,35, il gettito annuale oscillò sui 60 milioni ma quando, nei primi mesi del 1894, il prezzo fu nuovamente aumentato (lire 0,40) sali a 71 milioni annui e grosso modo a questo livello rimase negli anni seguenti.
Il gettito della privativa del tabacco venne quasi continuamente crescendo dai 73 milioni del 1871 ai 196 del 1889-90.
Interessante è il trend della privativa sul lotto non solo per il gettito che assicurò allo Stato e per le polemiche che suscitò ma soprattutto perché il suo andamento ballerino fotografò le diverse condizioni economiche del paese: dai 68 milioni degli anni 1876-79 salì ai 74,6 milioni del quinquennio 1880-85-86 ma poi ridiscese ai 65,6 milioni degli esercizi 1892-93/1897-98.
In sintesi, e avendo riguardo ai grandi raggruppamenti, sul versante delle entrate il gettito delle imposte dirette che, nel quinquennio 1872-1876, aveva raggiunto, in percentuale rispetto al totale del gettito, il suo massimo, mai più superato, ovvero il 36,42, scese a 34,65 nel quinquennio 1877-81, a 33,45 nel successivo 82-87, ancora al 32,22 nel quinquennio 87/88-91/92 (per poi risalire al 35,50 negli anni 92/93-96/97).
Aumentò, invece, la percentuale delle imposte sullo scambio della ricchezza (da 15,80 nel 1876 a 15,96 nel quinquennio 1877-81, a 16,66 nel successivo e ancora al 18 negli anni 87/88-91/92 e al 17,34 negli anni 92/93-96/97) e il dato non è da trascurare ove si pensi che, fra esse, si annoverano tipiche imposte sul patrimonio, quali l'imposta di successione e quella di manomorta.
Più ancora aumentò la percentuale dei tributi sui consumi (imposte di fabbricazione, dazi doganali e ed. dazi interni di consumo) la cui percentuale, attestata nel 1876 sul 24,69, salì nei quinquenni successivi a 26,23, a 26,94, a 27,59, per poi ridisccndere a 25,66 negli anni 1892/93-96/97,