Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
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2001
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pagina
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493
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La politica fiscale di F. Crìspi 493
Constatazione ancora una volta positiva per due ragioni.
In primo luogo, infatti, altro è perseguire e raggiungere il pareggio comprimendo fortemente le spese militari e valorizzando in qualche misura le opere pubbliche e i servizi civili (come fece la Destra storica), altro è discostarsi dal pareggio ma preferendo le spese per le opere pubbliche a quelle militari (come fece Depretis), altro ancora è incrementare solo le spese militari, come fece Crispi, a danno e di quelle per opere pubbliche e di quelle per i servizi civili.
Scelte ben diverse che hanno anche, ecco la seconda riflessione, una profonda incidenza sul terreno della giustizia, sia perché non è uguale (anzi) la ricaduta sull'intero corpo sociale dei diversi tipi di spesa2 sia pei rilevano i mezzi con i quali ad esse si provvede.
Orbene, anche sotto questo ultimo profilo, per raggiungere i propri obiettivi Depretis non ricorse affatto all'abuso smodato dei dazi e delle imposte indirette. Almeno fino alla totale abolizione del macinato, riusci a tenere in equilibrio la situazione tra una modesta diminuzione della tassazione diretta (con palesi scopi produttivistici) e la diversa redistribuzione dei tributi indiretti, surrogando la tassa sul macinato con altre imposte di fabbricazione.
Insomma, luci prima e ombre dopo sull'uomo di Stradella cui non a-vrebbe potuto essere imputata neppure l'enfatizzazione del sistema protettore e soprattutto la lotta commerciale con la Francia: quale che sia il giudizio che oggi si dà sull'opportunità e sulla necessità delle scelte protezionistiche,2?) è certo che esse ebbero una sostanziale accentuazione e una forte accelerazione quando Depretis era ormai al termine della sua giornata terrena e più ancora dopo la sua scomparsa.
In sintesi, la politica fiscale depreti sina, se andò perdendo l'istanza democratica (per usare il linguaggio di Silvio Spaventa) e la spinta produttivistica a favore dell'iniziativa economica privata, non assunse neppure il contenuto di una enfatizzata politica nazionalistica.
Depretis non volle fare dell'Italia una grande potenza (locuzione che mai usò) perché capi che, per essere e non parere,30) avrebbe dovuto prati-
28> La struttura militate era monopolizzata dalla nobiltà e dalla borghesia ed essa molto costava per stipendi e pensioni.
2ty Si veda al paragrafo undicesimo.
3) È la famosa locuzione di De Viti de Marco che definì il disegno di fare dell'Italia una grande potenza l'eterno circolo vizioso della nostra politica di grande nazione: parete e non essere (cosi A. DE VITI DE MARCO, Cronaca* in Giornali degli economisti, sede II, voi. XVII, settembre 1889, p. 295),