Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
<
2001
>
pagina
<
495
>
La politica fiscale di F. Crispi 495
della spesa -potale e per i servizi civili restava appena il 20 per cento (o anche meno) emerge, con inconfutabile evidenza, la rigidità di quei bilanci 3 e quanto fossero infondate le speranze, o peggio le promesse, di economie relative ad essi perché anche una riduzione del 10 per cento avrebbe disorganizzato tutti i servizi ma non avrebbe potuto dare all'erario più di una decina di milioni!
Promessa, soggiungo, non solo di fatto impossibile e sostanzialmente inutile ma anche contraddittoria proprio con gli scopi perseguiti dallo stesso Crispi che volle irrobustire lo Stato leggero da lui ereditato, in linea con le indicazioni dell'Europa, dovute alla espansione e ramificazione incessante dei bisogni collettivi, progredenti al pari degli individuali, in una società cresciuta in ricchezza e in civiltà.37)
* * *
5. In politica interna l'unitarismo risorgimentale, alimentato dalla mancata accettazione della sconfìtta subita dai democratici nel 1860, spinse Crispi a inserire il Mezzogiorno in una politica dello sviluppo guidata dallo Stato che ne avrebbe dovuto affrontare i problemi non già mediante misure speciali (come farà Gioiitti per compensare un indirizzo generale opposto), ma con la modificazione dell'indirizzo stesso.
Politica estera e politica economica si congiungevano in un programma che cercava di superare la tradizionale contrapposizione fra il fronte del progresso (lo Stato solidale con la più avanzata economia delle regioni settentrionali) e quello d eli 'arretratezza (nel Mezzogiorno) ma non già con l'indebolimento dell'azione statale, come suggeriva l'opposizione liberista e quella meridionalistica, bensì mediante un rilancio e un potenziamento dell'azione economica dello Stato nei settori finanziario, dell'industria bellica e dell'espansione sul mare appoggiata da un "blocco" siderurgico e armatoriale che comprendesse, in tutto o in parte anche gli interessi meridionali: e ciò grazie anche a un rilancio della politica coloniale che ìadi-
5fi) Non sì stancò mai di sottolinearlo Giustino Fortunato; si veda il discorso agli elettori del Collegio di Melfi dell'ottobre 1892 in G* FORTUNATO, Il Mespgiorno (1880-1910) jntroti. di M. Rossi-Dorià, 2 voli, Firenze, Vallecchi, 1972 (1 ed. 1911), voi. primo, pp. 209 sgg, (spec. p- 225).
) Si è. scritto che mentre il Kolfo calcolava nel 1876 le spese complessive dell'Europa a due miliardi e mezzo con una popolazione di 175 milioni, ai principio del 1914, con una popolazione di 452 milioni, secondo i nostri calcoli raggiungevano i 47 miliardi: così F. FIORA, Manuale della seienqa delie finanze, Livorno, Giusd, 1921 (ed. riv. e ampi., 1" ed. 1893), pp. 42 sgg.