Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <496>
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Gianni Marongiu
cava la ricerca di un altro punto di gravitazione della politica nazionale che facesse in qualche misura da contrappeso al sistema europeo in cui era inserito il Nord e che comprendeva le regioni meridionali.3
In questo quadro Crispi non era affatto insensibile alle questioni so­ciali39) ma, come parte della classe dirigente liberale, non riconosceva la legittimità dei relativi conflitti che gli apparivano cospirazioni politiche ali­mentate da potenze straniere e volte ad abbattere lo Stato nazionale:40!) di qui, dirà Giorgio Arcoleo il 12 gennaio 1905, inaugurando il monumento nazionale a Crispi la difesa eccessiva delle istituzioni per essersi egli fermato sulla soglia dei nuovi tempi, quasi ad impedire armato l'ingresso nella vita politica a quanti si agitavano per la conquista del benessere.41)
Si trattava, insomma, di un disegno politico unitario,42) a forte conno­tazione nazionale43) e patriottica,44) fondato sul convincimento che gli inte-
M) Così A. CAPONE, Destra e Sinistra da Cavour a Crispi, Torino, Utet, 1981, p. 481.
39) La legge sanitaria del 1888 e soprattutto quella sugli istituti pubblici di beneficenza segnarono l'allontanamento da una concezione privatistica della tutela sociale in nome di una limitata ma significativa assunzione di compiti di assistenza da parte dello Stato.
È emblematica la reazione di Crispi ai fatti avvenuti in Sicilia tra il 1893 e il 1894. A una Camera, già preoccupatissima, Crispi riferì, nei dettagli, i proclami degli insorti, ne mise in evidenza i contenuti socialisti e antiunitari, non esitò a prospettare l'esistenza di un complotto internazionale, accusò Giolitti, il suo predecessore, di non aver provveduto e ribadì che quali che fossero le giustificazioni dei lavoratori non poteva ammettere associa­zioni sovvertitrici dello Stato: si veda l'ampio intervento alla Camera del 28 febbraio 1894 in F. CRISPI, Discorsi parlamentari, 3 voli., Roma, 1915, voi. terzo, pp. 685-697 e ivi (p. 687) l'affermazione che i moti siciliani non sono derivati dalla miseria ma da una cospirazio­ne continua, insistente e talvolta anche violenta che ci avrebbe portato a lutti maggiori se il Governo non fosse arrivato a tempo a impedirla.
4I) Così G. ARCOLEO, Rivoluzionario e uomo di Stato: Caspi, in Le opere, 3 voli., Mila­no, 1932, voi. secondo, pp. 35 sgg.
*2> Nella commemorazione di Francesco Crispi, tenuta a Napoli nell'ottobre del 1923 (pi testo apparve su // Mattino del 5 ottobre), Vittorio Emanuele Orlando dirà: .*. Mentre la storia dell'Italia settentrionale e centrale è principalmente storia di Comuni, quella dell'Italia meridionale, non meno gloriosa, è storia di Stato ... Con Crispi questa tradizione entrava nel governo d'Italia ... Perciò la visione dell'unità statale Cias{a ebfee così pronta, COSÌ completa e cosi definitiva, come nessun altro ebbe maggiore (si veda anche V. E. ORLANDI, Crispi pimrso con documenti inediti, Palermo, Priulla, 1923).
**) Nel maggio del 1887 Crispi, da poco nominato ministro degli interni nell'ultimo governo DepretJs, dichiarò: Il nostro Governo, o signori, non è un Governo di partito, e non sarà mai un Governo di favori ... noi siamo uomini della Nazione e governeremo con la nazione e per la nazione (Cosi F. CRISPI, Discorsi parlamentarif ., voi seconda pp. 828-834).
M) Ne sono testimonianza minore, ma non meno rilevante* la costruzione di monu­menti (ricordo esemplificativamente l'inaugurazione, nel 'l'89;5, del monumento alle Cinque