Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <497>
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La polìtica fiscale di F. Crispi 497
tmé supremi dello Stato, frutto della rivoluzione nazionale,45) si identificas­sero, ancora e sempre, con quelli dei ceri sociali he, frnpegnatisi nell'im­presa, gli avevano dato vita,46) concezione coerente a quello stato di diritto, che Orlando aveva tradotto dalla giuspubblicistica germanica, inteso come persona giuridica che riassumeva in una totalità organica interessi sociali e aspirazioni politiche che mai dovevano dare luogo a conflitti interni che avrebbero colpito al cuore l'ordinamento istituzionale di questa forma di Stato nazionale.47)
* * *
6. Questi intendimenti, un esecutivo potente, un governo compatto, un'azione ministeriale energica, non avevano tardato a manifestarsi quando, il 7 agosto 1887, Crispi, il solo al quale spettava come di diritto la direzio­ne della cosa pubblica, assunse la presidenza del Consiglio.48)
In primo luogo se il Ministero degli Interni era stato tradizionalmente appannaggio del presidente del Consiglio, esso doveva diventare il punto di
giornate, a Milano, a Porta Vittoria, l'antica Porta Tosa: si veda per la documentazione iconografica L. MAZZADl, L'Italia umbertina. Immagini di un'epoca, Milano, Rusconi, 1982) e l'individuazione, di nuove date celebrative (fra tutte quella del XX Settembre: legge 19 luglio 1895, n. 401) volte a dare corpo all'identità nazionale.
4?j Si parlasse al Crispi, l'uomo dei Mille, di un Risorgimento dovuto alla favorevole congiuntura europea e alla diplomazia! Il Risorgimento era la Rivoluzione, non meno grande di quella francese... scrive F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1986, I, Tue premesse, Bari, Laterza (1951), 1962, 2* ed., p. 553 e ivi alcune splendide pagine dedicate a Crispi, al suo sentire anche di sé, al suo stato d'animo da cospiratore, all'abisso che lo separava dalla Desera.
*) Scrisse Crispi nel 1891: La plebe deve ricordarsi che tutto quello che è avvenuto in questo secolo nel nostro paese fu opera della borghesia; a lei si devono l'unità nazionale, la indipendenza della patria dallo straniero,- la libertà dei cittadini La plebe deve quindi essere riconoscente alla borghesia e deve essere contenta che le sia dato un posto nel banchetto della vita ... Certo i doveri della borghesia non furono ancora compiuti, ed a lei compete quella parte del riordinamento sociale che deve assicurare alla classe operaia il benessere che l'è dovuto, (cos'i E CRJSPI, Carteggi politici inediti (1860-1900), a cura di T. Palamenghi-Crispi, Roma, s. d. ma 1912, p. 457).
47> Così R BAKBAGALLO, Da Crispi a Gioititi cit, in Storia d'Italia, (Laterza) dt, voi. terzo* p. 36 ma anche pp. 8 sgg,
4*> Si ripeteva con convincimento - - scrive Croce - - che, esauritisi gli uomini della Destra, screditati dalle prove fatte quelli della Sinistra, egli era il solo che rimaneva e sul quale si potesse contare, il solò ai quale spettava come di diritto la direzione delta cosa pubblica (E CKOOk Storia d'Ifal/a, Bari, Latetza, 1928, pp 158 scg.) e ivi alcune efficacis­sime pagine sulla cosiddetta energia che II mondo politico chiede al Crispi .