Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <501>
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La polìtica fisca/e di F. Crispi 501
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8. Il disegno, volto a realizzare l'integrazione economica e politica della borghesia settentrionale e meridionale, si saldava attorno a un imperialismo a vocazione mediterranea.
Se, specialmente dopo il 1870, per dirla con Benedetto Croce la con­correnza e la lotta dei mercati conferivano a suggerire il primato dell'ener­gia, della forza, della capacità pratica sui motivi etici e razionali,62) sarebbe riduttivo immaginarla, quella di Crispi, come la mera imitazione di una politica di grandeur.
Essa si saldava, invece, con la tesi ruralistica e meridionalistica, anch'essa adombrata, della conquista coloniale come sfogo all'eccesso di popolazione, non assorbito dall'industria, come ricerca di una nuova patria per gli emi­granti, che era la teoria delle colonie di popolamento63) sostenuta, in quegli stessi anni, dal più riflessivo fra i colonialisti, Leopoldo Franchetti.64)
Nei fatti si presentò, come una politica estera da grande nazione (sono parole di Crispi)65) e così in concreto Crispi si comportò con un enorme dispendio di energie anche se, scrive Chabod,66) fu un nazionalismo di stato d'animo, più che concettuale o dottrinario quale era quello che si
* Così B. CROCE, Storia d'Europa nel secolo XIX, 3a ed. riv., Bari, Laterza, 1932, p. 257; sull'erompere del nazionalismo che tolse-al sentire europeo gran parte della sua forza e del suo fascino e spostò l'accento dall'insieme, l'Europa, al particolare, la singola nazione, la singola patria si vedano le belle pagine di F. CHABOD, Storia dell'idea d'Europa, Bari, Laterza, 1961, pp. 197-198; nella letteratura successiva si vedano G. CAROCCI, L'età dell'imperialismo, Bologna, Il Mulino, 1979 (con un accenno a Crispi a p. 11) e F. GAETA, Il nazionalismo italiano (Napoli, 1965), Roma-Bari, Laterza, 1981.
*5> Scriverà Colajanni che un imperialismo alimentato dalla miseria e che deve essere mezzo per raggiungere la ricchezza è non risultato dalla medesima non è mai esistito (dasti N. COLAJANNI, Democrazia imperialista. La più grande Italia, in Rivista popolare di polìtica, lettere e metile sociali, 1901, p. 201).
*f> I tentativi di colonizzare l'Eritrea, ha scritto Volpe, fallirono anche indipendente­mente dalla rotta d'Adua nel 1896. La buona volontà di pionieri come Leopoldo Franchetti si infranse contro un ostacolo elementare: cioè l'emigrazione italiana cercava paesi capitalisti­camente progrediti che dessero alti salari e possibilità di risparmio. Perciò essa seguitò a battere le sue vie tradizionali (cosi G, VOLPE, L'Italia in cammino. L'ultimo cinquantennio, Milano, Treves, 1927, p. 71).
*> Si vedano l'intervento del 12 maggio 1888 con il paragone con l'Inghilterra, in F. CRISPI, Discorsi parlamentari cit., voi. terzo, pp. 71-76 e quello del 17 marzo 1891, ivi pp. 624-634
y Si veda F. CHABOD, Storia della politica estera italiana cit., p. 556.