Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
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2001
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Gianni Marongiu
andava affermando, perché ancora legato al passato, agli ideali risorgimeor tali,67) di nazionalità e di libertà.6
Quindi, avvicinamento a Bismarck ma non bismarckismo 69 e radicale dissenso dalla politica di Depretis che, tiepido triplicista, non aveva mai voluto rompere con la Francia e aveva limitato l'obiettivo dell'Italia al mantenimento, nel Mediterraneo, dello status quo.
Per Crispi, invece, era proprio questo mare70) lo spazio naturale di e-spansione e quindi la indicazione non poteva essere altro che la contrapposizione e la lotta alla Francia, naturale antagonista dell'Italia.71)
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9. In sintesi, è facile misurare, anche sulla base di questi brevi cenni, tutta la distanza che ormai separava Crispi dagli ambienti moderati nella
E in effetti il 26 novembre 1887 Caspi affermò: L'Italia si!è latta per mezzo della libertà [...] e quindi, una volta costituita a nazione, non può temere della libertà, essa anzi la tiene come la base della sua vita; si veda E. GENTILE, La grande Italia. Ascesa e declino del mito della narrane nel ventesimo secolo, Milano, Mondadori, 1997, pp. 53 sgg. Era, però, una posizione che, nelle sue semplificazioni espressive, si prestava agli equivoci in anni nei quali il nuovo nazionalismo e il principio liberale di nazionalità andavano, rapidamente, allontanandosi tra loro (si vedano G. DE RUGGIERO, Storia del liberalismo europeo, Bari, Laterza, 1959 (la ed. 1925), pp. 433-43 e M. VIROLI, Per amore della patria. Patriottismo e nazionalismo nella storia, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 158) e in effetti il nazionalismo presentò Crispi come suo precursore e martire: si veda F. GAETA, // nazionalismo italiano cit., p. 58 e ivi la citazione della bella pagina nella quale Benedetto Croce denunciò l'inconsistenza della tesi.
**> L'apologetica nazionalistica, ha scritto Spadolini, ha creduto di attenuare o sfumare i tratti della sua aspra battaglia all'irredentismo, per meglio foggiare l'immagine di un Crispi precursore di un imperialismo a tutti i costi: il che era estraneo alla sua mentalità e al suo costume; e ancora: Il suo nazionalismo si identificava tutto in quel simbolo dell' Italia una, ... ma che escludeva allo stesso titolo le deviazioni del nazionalismo aggressivo e temerario, che conosceva tutte le remore della tradizione democratica (così G. SPADOLINI, Crispi, in / Repubblicani dopo l'Unità, Firenze, Le Monnier, 3" ed. agg., 1972, pp. 135-152),
**) Si veda ancora F. CHABOD, Storia della politica estera cit., loc. cit.
"1 Crispi, scrive Volpe, ebbe una politica mediterranea, più che adriatica, e perciò più grandiosa e più costosa (si veda G. VOLPE, L'Italia in cammino cit., pp. 47 e 115).
7I) In un discorso pronunciato a Palermo nell'ottobre del 1889 Crispi disse testualmente: Commerci, crediti, ferrovie, politica tutto dipendeva prima, tra noi, dalla Francia
Ne venne naturalmente un disagio, ne sorse un conflitto, che ancora dura, e che cesserà quando avremo conquistato tutta intera la nostra autonomia; e soggiunse: La nostra politica deve essere italiana e il nostro mercato deve essere il mondo (F. CRISPI, Scritti e discorsi politici (1849-1890), Roma, 1920, p. 728).