Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <506>
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Gianni Maroniu
sua formazione culturale,84) la sua totale incompetenza H5> e insensibilità per i temi finanziari e fl convincimento profondo che (servissero le imposte, il loro gettito ma) gli assetti tributari non avessero una valenza politica (in termini di efficienza e/o di giustizia e/o di consenso) e non fossero parte integrante delle grandi scelte di governo.
Non a caso Crispi staccò definitivamente il Ministero del Tesoro da quello delle Finanze, depotenziandone il ruolo politico e con estrema gene­ricità nell'ottobre del 1887, quando in Parlamento godeva di un consenso pressoché plebiscitario, ancorò ad una finanza. lògica il programma di grandi riforme amministrative, di uno Stato garante degli assetti civili, di una politica estera e coloniale intraprendente e aggressiva.
Questo disse alle seicento persone convenute a Torino per ascoltarlo, che si farà una finanza logica, quella cioè che non ammette domanda di spese, se non vi è offerta di entrata .
Erano le stesse parole con cui quattordici anni prima Marco Minghetti aveva presentato il suo ultimo governo, quello che, nella prospettiva di un totale raccoglimento interno, si avviava a raggiungere l'ormai vicina metà del pareggio di bilancio. Ma esse, nel mutato contesto e con gli ampi e ambi­nosi progetti, sapevano di retorica, come retorico era, nei primi anni '90, confidare in una riduzione delle spese che pure fu promessa.86)
A Minghetti, ma non ai governi di Crispi, era sufficiente una buona gestione dell'esistente.87)
Nel concreto dei dibattiti il secondo non temette di contraddirsi e fu addirittura plateale, il 27 giugno 1888, quando al deputato Seismit Doda ricordò che egli, Crispi, si era opposto nel 1868 a che il macinato fosse
Ai problemi della nuova economia mondiale, scrive Croce, era poco o nulla aper-rOi come uomo che si era formato in tempi eminentemente politici e con cultura non economica, ma giuridica (cosi B. CROCE, Storia di-1alia eit p. 178).
*5> È significativo uno scambio di battute con Baccarini in occasione del dibattito su un progetto di legge per spese straordinarie militari (22 dicembre 1888): Crispi: Egli parlò di un deficit di 500 milioni. Bacca/ini: Disavanzo non deficit. Crispi'. Deficit o disavanzo è la stessa cosa (.57 ride) (F, CRISPI, Discorsi parlamentari cit., voi. terzo, p. 232).
,(,,'J Sulle frasi virgolettate e sulle considerazioni qui riassunte si veda G. MARONGtu, La polìtica fiscale della Sinistra storica cìt, pp. 340-345.
V La scarsissima capacita prepositiva di Caspi mi pare emerga incontestabile da un ampio studio (si veda R. EÒLAPIETM, //pensiero polititi di Francesco 'tiéfif-'m Criterio, a. Il (1958), n. 2/3, n. 4 e n. 5*6) ove si legge: Da quanto siamo venud dicendo, si capirà facilmente come il Crispi Bis uno elei pochissimi deputati di Sinistra ostile a qualunque abolizione di imposta e quindi anche a quella universalmente invisa del macinato. Perplesso e riservato quando essa era stata istituita, non fece che rimpiangerla quando fu abolita (ivi, a. 54, p. 409).