Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno <2001>   pagina <507>
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La politica fiscale dì F. Crispi 507
stabilito e rivendicò con orgoglio di non aver partecipato a questo gran­dissimo errore del Parlamento italiano, l'abolizione dell'imposta sul maci­nato .88
Fece affermazioni non vere accadde a Torino il 18 novembre 1890, alla vigilia delle elezioni quando Crispi affermò che il disavanzo derivava dalla diminuzione delle entrate e dall'aumento delle spese89) e che mal si conciliavano con l'asserzione di tre anni prima, nella stessa Torino, per cui il bilancio nazionale posava ormai su basi granitiche .
Quanto alle concrete realizzazioni Crispi le trattò come corollari delle grandi sue idee e non si preoccupò del reperimento dei mezzi necessari per attuarle.
Non a caso Giolitti che, dopo il rimpasto del marzo 1889, assunse il dicastero del Tesoro (e poi anche quello delle finanze) e che tentò una timida riduzione delle spese e in particolare di quelle militari, l'8 dicembre 1890, alla vigilia della riapertura delle Camere, lasciò la cura dei ministeri economici per la quale, pochi giorni prima, si era meritato il più esplicito e autorevole degli elogi. Non intendeva avallare l'aumento di spesa reclamato dal suo collega Finali, ministro dei lavori pubblici, e neppure la richiesta del presidente del Consiglio che non perdeva occasione per rinfocolare la tensione con la Francia e, volendo inviare a Massaua seimila uomini, per potenziare la presenza dell'Italia in Abissinia e sul Mar Rosso, chiese a Giolitti un anticipo di sei milioni
Ma soprattutto non era facile collaborare con chi, come Crispi, non perdeva occasione per ribadire la propensione alla inesattezza delle analisi e alla genericità dei propositi: si intende in materia finanziaria e fiscale.
E così, allorquando si discusse la legge sulla tutela dell'igiene e della salute pubblica, a chi ne chiedeva il costo non solo rispose che mancavano gli elementi per il calcolo ma soggiunse: Qualunque spesa importino poco conta. Costeranno quello che costeranno.
E quanto alle spese militari, conseguenti anche alla politica africana e che già da qualche anno andavano completamente dissociate da qualsiasi riguardo allo stato delle finanze e dell'economia nazionale ,<;0> Crispi o fuggi per la tangente91) o utilizzò sistematicamente la retorica concludendo che
) Cosi F. CRJSPI, Distorti parlamentari cu., voL terzo, p. 96.
"> In realtà le entrate cerno salire dai 1.300 milioni del 1882 ai 1453 nel 1886-1887 e ancora ai 1/499 milioni nel 1887-1888.
*) Cosi Ài Pi-EBANQ, Storia delta finanza italiana eie, voi, terzo, p. 18.
9t) Non temo il disavanzo, disse il 4 marzo 1886, in Discorsi parlamentari cit., voi. secondo, p. 784.