Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
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2001
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509
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La politica fiscale di F. Crispi 509
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11. Nello stesso anno, il 1891, in cui Crispi chiuse la sua prima, lunga esperienza di capo del governo, la Prussia avviò una riforma, conclusasi nel 1893, che modificò in radice il suo sistema fiscale, potenziandolo con nuovi moderni tributi e a livello locale e a livello nazionale: per dirla in breve anche i proprietari agrari prussiani, gli junkers, avevano ottenuto e mantenevano una maggiore protezione doganale ma accettarono anche di sottoporsi a una moderna forma di imposizione progressiva.96)
Mìquel, l'ideatore di quel progetto, riuscì, evidentemente, a trovare gli argomenti per farsi ascoltare e per fare intendere che una politica volta a dare al paese un ruolo primario anche all'estero non poteva non fondarsi su un rinnovato e forte sistema fiscale. E le risorse, lo ricordo, non furono devolute solo alle spese della grandeur militare perché, negli stessi anni, l'impero tedesco (come anche la Francia) sferrò un'efficace offensiva contro l'analfabetismo il cui tasso pressoché azzerò mentre l'Italia registrava buoni successi al Nord e mediocrissimi risultati al Sud e nelle isole,97) anche per la sperequata ripartizione dei cespiti della finanza locale.
Ebbene, tornando a una possibile e incisiva riforma fiscale anche in Italia lo stesso disegno Crispino di rafforzamento della élite statale per mettere il paese alla pari con gli schemi politici e sociali degli altri paesi europei avrebbe tratto giovamento dall'introduzione di tributi nuovi e moderni e dalla modificazione della struttura dell'ordinamento tributario fermo a quella dettata vent'anni prima della Destra stòrica per obiettivi tutti diversi.
E questa via, adottata in Prussia e in Austria, suggerita prima da Gio-litti e poi da Sonnino,98) la si sarebbe potuta seguire senza abbandonare la scelta protezionistica, accentuata duramente dal 1887, che si riannoda a durissime polemiche99) ad avvenimenti noti e rilevanti, quali la creazione e
*) Si veda anche infra al par. diciassettesimo.
") Si veda v. ZAMAGNI, Dalla periferìa al centro, Bologna, Il Mulino, 1990, p. 218.
5W> Si veda infra ai par. 18 e 19.
"> Uispiratore e il promotore delle varie iniziative tendenti a dare forma politica efficiente alla lotta contro il protezionismo, facendola uscire dal campo della semplice Crìtica scientifica, fu Antonio De Viti de Marco, direttore del Giornate degli economisti: validi collaboratori egli trovò nei suoi amici Maffeo Pantaleoni e Ugo Mazzola: cosi U. ZANGTTI BIANCO, nella Nota storica sul movimento antiprotetyonista in Italia, in A. DE VITI DE MARCO, Un trentennio di lotte politiche (1894-1922), (1930) oggi a cura di A.M. Fusco, Napoli, Giannini Editore, 1994, pp, LUI e sgg.; ben si intende che non a questo solo si ridusse fl grande apporto ideale di De Viti