Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia amministrativa. Secolo XIX
anno
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2001
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ò La politica fìsca/e di K Crìspi 513
l'interesse110) e senza introdurre imposte nuove, come altri paesi imperialistici fecero.111)
Anzi il peso dei primi aumentò e sul versante della finanza erariale e su quello dei tributi locali con palesi e ben conosciute diseguaglianze territoriali.
Della prima si è già detto a proposito dei provvedimenti assunti nel 1894.
Quanto al secondo, ho narrato che, sia per i provvedimenti imposti dallo Stato, sia per iniziative delle amministrazioni comunali, negli anni '80 le finanze locali furono fortemente appesantite.112)
E vero che, nel 1889, come scrisse Bonomi,113) ci si preoccupò di contenere le spese con la legge dovuta a Crispi, che stabili un serie di garanzie nel contrarre mutui e istituì un controllo più rigido e più efficace, accrescendo i poteri della Giunta provinciale amministrativa; ma la apprezzabile legge comunale e provinciale riuscì a frenare le spese straordinarie e facoltative, non quelle ordinarie.
Per fare fronte a queste ultime si dovette, quindi, fare leva sui tributi locali che, peraltro, proprio nella seconda unità degli anni '80, mutarono le proporzioni nelle quali le varie fonti contribuivano al gettito totale.
Quali che siano state le cause (certo non giovò la crisi agraria) sta di fatto che l'aumento delle sovrimposte fondiarie, dal 1880 al 1889, fu contenuto e nel 1891 si era arrestato.
Come pure il gettito delle imposte comunali autonome, quasi tutte sul reddito, che, tra il 1866 e il 1880, aveva conosciuto un'impennata fortissima, nove anni dopo (nel 1889), vuoi per l'incerto sviluppo della ricchezza mobiliare, vuoi per l'incapacità o la non volontà dei Comuni di ricorrere a questo cespite, era pressoché identico.
wfl) Già -né) 1896 si scriveva: ] bassi salari erano considerati fino a pochi anni fa, come indispensabili per fare il vantaggio degli imprenditori, ai quali stava a cuore di mantenere depressa la condizione dei lavoratori, onde poterli meglio dominare e sfruttare; attualmente nei paesi e fra gli industriali più illuminati, si è fatta strada la verità, che cioè quanto è migliore il trattamento e quindi la condizione di vita dei lavoratori, tanto più il costo dei lavoro è minore per l'imprenditore e più perfetta, l'esecuzione di esso. Ora non è dubbio che una diminuzione del dazio sui generi più necessari, contribuirebbe ad ottenere quel risultato: A. CONTENTO, Ver la riformo dei tributi locali, in Giornale degli economisti serie 2, 1896, pp. 563 sgg, e spec 569-570.
I"Ì Si veda ancora al par. diciassettesimo.
I,2> Si veda G. MAROMGILI, Storia dei tributi degli enti locali cit.
I3J Si veda I. BONOMI, "La finanza locale <t ì suoi problemi, Milano, Sandron, 1903, pp. 22, 26, 28.